“Temi e forme dell’abitare” – numero monografico 456 de l’industria delle costruzioni

Temi e forme dell’abitare, l’Industria delle costruzioni n. 456/2017, Edilstampa, Roma 2017

La stabilizzazione della crescita della popolazione urbana nelle città occidentali, la più recente crisi economica insieme all’allarme sull’ambiente e sul consumo di suolo non sembrano ad oggi aver fermato la ricerca sul tema della casa, che ha avuto periodi di intensa produzione a partire dai primi anni del secolo scorso. Pur procedendo in modo più contenuto e sulla base di indirizzi e strategie diversi da quelli del passato, la sperimentazione sul tema dell’abitazione e delle sue capacità di fare città non si è fermata, cercando di trovare nuove risposte sotto la spinta dei cambiamenti sociali e politici e delle emergenze in atto. A fronte di cambiamenti epocali ci si interroga su quali significati la casa rivesta in una “società liquida” e multietnica e su come possa rappresentarli nella città contemporanea. Paradossalmente, nonostante la globalizzazione, la condizione di continua mobilità di beni e persone e la tendenza sempre più forte all’individualismo, la casa, nelle sue nuove e molteplici forme, sembra tornare ad assumere un valore come misura della qualità urbana e come veicolo di interazioni sociali. Oggi, ripartire dal tema dell’abitazione per rispondere a usi, culture e modi di vita diversificati come quelli presenti nella società attuale, può costituire un’opportunità per ridare senso a quel mosaico di pezzi eterogenei, spesso senza relazioni, di cui si compongono le città. Messi da parte teorie e modelli astratti, la ricerca progettuale si misura con vincoli stringenti legati ai temi dell’infill, della sostituzione, del costruire nel e sul costruito, del risparmio energetico e della salvaguardia ambientale: una serie di limitazioni, se paragonate alle occasioni offerte agli architetti nei periodi d’oro delle espansioni avvenute dal secondo dopoguerra fino ai primi anni Ottanta, in grado comunque di sollecitare sperimentazioni più misurate e altrettanto efficaci. A questa sperimentazione ancora vitale è dedicato il numero della rivista attraverso una selezione di interventi architettonici di rilievo che, pur circoscritta numericamente, viene intesa come rappresentativa di una ricerca progettuale di maggior respiro su temi importanti riguardanti l’idea di casa e di città, il tipo di vita e di relazioni sociali, il modo di sentire del cittadino del terzo millennio.

“Luoghi per l’abitare tra casa e città” – numero monografico 494 de l’industria delle costruzioni

Luoghi per abitare tra casa e città, l’Industria delle costruzioni n. 494/2023, Edilstampa, Roma 2023

Nonostante la crescita della popolazione in Europa negli ultimi anni si sia attestata intorno al 4% e con una distribuzione non omogenea sul territorio, molte sono le città che portano avanti politiche di trasformazione urbana al centro delle quali si pongono quartieri residenziali il cui obiettivo è proporre nuovi modelli di convivenza e d’uso della città, nel rispetto delle risorse ambientali. Politiche che, accogliendo le sfide più urgenti del presente come la riduzione del consumo di suolo e la densificazione, la coesistenza di etnie e culture differenti, l’emergenza climatica ed energetica, pensano alla casa come a uno dei principali motori di sviluppo economico e sociale puntando sulle sue potenzialità nel generare forme di urbanità alternative, maggiormente aderenti agli attuali stili di vita e in grado di rafforzare la dimensione collettiva dell’abitare nel rispetto comunque dell’individualità. Occuparsi della dimensione urbana della residenza significa tornare a considerarla come elemento generatore di un sistema di relazioni di prossimità variabili in base ai contesti di appartenenza e spostare l’attenzione dall’oggetto edificio alla sua capacità nel determinare i caratteri espressivi e l’articolazione degli spazi vuoti. Nella convinzione che la variazione delle tipologie edilizie e della morfologia urbana, potendo soddisfare stili di vita meno uniformati e più variegati, possa influire positivamente sulla diversificazione dei comportamenti nell’uso della città e del territorio, questo numero della rivista è dedicato ai vuoti tra le case, agli spazi intermedi che Herman Hertzberger ha definito come “luoghi per l’incontro e il dialogo tra le diverse aree a differenti vocazioni territoriali, dalla sfera privata a quella pubblica”. Pur appartenendo al dominio pubblico o al privato, gli spazi di transizione sono fondamentali perché ugualmente accessibili dall’una o l’altra parte, da questi spazi dipende la possibilità degli insediamenti residenziali contemporanei di costruire relazioni di prossimità entro domini pubblici liberi, in grado di garantire ai tessuti urbani differenze e molteplicità di caratteri in contesti sia a bassa che ad alta densità. Luoghi di mediazione tra architettura e città, i vuoti tra le case determinano la qualità della struttura insediativa e la capacità di appropriazione degli spazi comuni da parte degli abitanti, costituendo anche una preziosa risorsa ai fini della sostenibilità ambientale ed energetica.

“Housing sperimentale e trasformazione urbana” – numero monografico 486 de l’industria delle costruzioni

Housing sperimentale e trasformazione urbana, l’Industria delle costruzioni n. 486/2022, Edilstampa, Roma 2022

Abitare insieme riducendo l’impatto ambientale ed economico del costruire, ripensare gli spazi aperti e le loro relazioni con gli edifici, individuare forme e soluzioni tipologiche più idonee alle nuove condizioni sociali e culturali, impiegare tecnologie e materiali sostenibili costituiscono oggi le principali questioni al centro del dibattitto. Partendo dall’osservazione della produzione architettonica corrente, questo numero affronta alcuni temi legati all’abitare in città, domandandosi se esista una sperimentazione nel campo dell’housing in grado di dare risposte adeguate a una domanda complessa e multiforme come quella delineatasi negli ultimi anni. Ne è emerso un quadro articolato e alcune importanti sfide per ripensare la qualità urbana, le interazioni sociali e l’ambiente a partire dalla casa, elemento costitutivo della forma della città nel quale sono impresse idee, cultura, abitudini e aspirazioni di una comunità. Insediamenti flessibili a densità variabile, qualità e articolazione degli spazi vuoti,  polifuzionalità e mixitè alla scala urbana, del quartiere e dell’edificio, flessibilità e  adattività  dello spazio domestico sono alcuni degli aspetti su cui puntare nel prossimo futuro per rendere più vivibili le nostre città.

“Abitare lo spazio domestico” – numero monografico 480 de l’industria delle costruzioni

Abitare lo spazio domestico, l’Industria delle costruzioni n. 480/2021, Edilstampa, Roma 2021

Non più rifugio notturno dopo una giornata frenetica passata fuori ma luogo frequentato 24 ore su 24, non più spazio dedicato alla sola funzione domestica ma stazione multiuso per le attività molteplici dei suoi abitanti, la casa, a causa della pandemia, è tornata al centro delle nostre vite, scardinando dinamiche e comportamenti consolidati e sollecitando una serie di interrogativi, oggetto di un pensiero critico che interessa oltre a sociologici, antropologi, psicologici, anche coloro che si occupano di progettarne gli spazi. Partendo da questa premessa, “Abitare lo spazio domestico” intende proporre una riflessione sul più ampio significato che la casa può rivestire oggi e nel prossimo futuro con una particolare attenzione non solo per la sua struttura organizzativa e i valori linguistici che ne conseguono, ma  soprattutto per le sue caratteristiche spaziali in relazione alla sfera emotiva e ai differenti  stili di vita dei suoi abitanti. Per questa ragione si è ritenuto utile e stimolante ripartire dal passato recente, da quel periodo d’oro della ricerca sullo spazio domestico che in Italia ha dato vita a importanti sperimentazioni, il cui contributo forse proprio per l’unicità dei risultati è stato poi accantonato, soppiantato da altre questioni più urgenti legate allo sviluppo urbano, alle infrastrutture, ai servizi e spazi pubblici. Per cercare di fare il punto e riprendere le fila di un discorso interrotto, la selezione delle opere presentate in questo numero, seguita da un saggio dedicato ad alcuni esempi contemporanei di progetto dello spazio domestico, è dedicata a 10 abitazioni progettate tra il 1930 e la fine degli anni Settanta da noti esponenti dell’architettura. Tra questi Giuseppe Terragni, Gio Ponti, Luigi Cosenza, Luigi Moretti, Marco Zanuso, Giuseppe Perugini, Enrico Mandolesi, Gae Aulenti, Gianni Pettena, hanno offerto con i loro studi e progetti risposte diverse alle istanze di rinnovamento dello spazio domestico poste dalla società dell’epoca. Nell’insieme queste abitazioni costituiscono dei modelli per la loro non replicabilità e unicità e ciascuna di esse, a nostro avviso, è portatrice di valori spaziali e temi di ricerca ancora attuali, nonostante le particolari circostanze localizzative e la distanza temporale. La prima caratteristica comune a queste case è lo stretto rapporto tra committente e progettista, due figure chiave che in alcuni casi coincidono; una seconda è quella di proporre soluzioni abitative non convenzionali sia per quanto riguarda l’organizzazione degli spazi interni che le relazioni con l’ambiente e i paesaggi di appartenenza; tutte e dieci le case – 7 unifamiliari, di cui quattro per vacanze, e tre appartamenti all’interno di fabbricati urbani – hanno poi in comune una peculiarità fondamentale: sperimentano nuove forme di linguaggio, individuano spazialità interne fatte su misura per i loro abitanti e committenti, stabiliscono un forte legame tra l’ideatore dello spazio e chi vi abiterà, molto spesso esaudendo il sogno di una “casa ideale”. Gli aspetti di originalità e di interesse, le caratteristiche progettuali e spaziali salienti di ciascuna delle 10 case sono stati commentati da autori diversi con l’intenzione di restituire un bagaglio di esperienze molteplici e di questioni aperte sul tema dello spazio domestico e con la finalità di interrogarsi in modo più ampio sulla qualità e le forme dell’abitare.

“Housing e densità urbana” – numero monografico 472 de l’industria delle costruzioni

Housing e densità urbana, l’Industria delle costruzioni n. 472/2020, Edilstampa, Roma 2020

Ogni città che al momento si consideri o aspiri ad essere competitiva a scala internazionale non manca di interventi che individuano nella densificazione il loro obiettivo. Un fenomeno che sta investendo molte delle comunità nelle diverse aree geografiche del mondo con politiche di sviluppo urbano che, di fronte alla domanda pressante di nuove abitazioni, sembrano dettate più da logiche economiche e speculative che non da principi di sostenibilità ambientale e soprattutto sociale. Lo dimostrano da un lato la preferenza per un tipo di edificazione sviluppata in altezza, dall’altro la perdita di centralità dell’individuo con la propria sfera emozionale, ridotto a mero utente di un’offerta abitativa che sia nella versione lusso che in quella economica propone soluzioni standardizzate rispondenti a logiche di mercato che non lasciano molto margine né alle aspettative dell’abitante né alla ricerca del progettista. La selezione di progetti presentata in questo numero, rivolta a una produzione di alto livello architettonico, restituisce uno spaccato parziale ma significativo di questa tendenza in atto. Non bastano però gli exploit formali, seppure di grande interesse, dovuti ai progettisti, tutti di riconosciuta fama e capaci quindi di aggirare con abilità e inventiva i numerosi e stringenti vincoli causati dall’eccessiva concentrazione di persone e cose in un unico organismo, a convincere che questa sia la strada giusta da seguire. Sono diversi gli interrogativi e le questioni che si aprono a un più ampio e costruttivo dibattito sui temi dell’abitare e della densificazione urbana, che, oggi, considerati nel contesto dell’emergenza pandemia in corso, si arricchiscono di ulteriori e importanti motivi di riflessione. I tre saggi introduttivi, mettendo in discussione le attuali tendenze, si fanno promotori di strategie di trasformazione alternative, replicabili anche in contesti diversi da quello europeo a cui si riferiscono. La densità intesa come parametro qualitativo e non meramente quantitativo si può allora materializzare nell’isolato residenziale di misura conforme, elemento generatore di una nuova urbanità all’interno della città consolidata (L. Reale, p.13), così come densificare la città esistente non vuol dire necessariamente produrre incrementi di volume costruito. Si può, infatti, rispondere ai bisogni abitativi emergenti adottando approcci socialmente sostenibili che intervengono sul patrimonio esistente sottoutilizzato, riorganizzandolo e aumentando il numero dei suoi fruitori (M. Peverini, F. Rotondo, P. Savoldi, p. 24). Infineopponendosi alle egemonie culturali e a qualsiasi tendenza all’omogenizzazione,il contro-progetto della Metropoli Orizzontale mette in crisi la “buona forma” della città, la sua supposta corretta densità o struttura spaziale (P. Viganò, p. 4).

“Temi e forme dell’abitare condiviso” – numero monografico 466 de l’industria delle costruzioni

Temi e forme dell’abitare condiviso, l’Industria delle costruzioni n. 466/2019, Edilstampa, Roma 2019

L’abitare condiviso, a cui il numero della rivista è dedicato, va inquadrato nel più ampio contesto della ricerca di nuovi modelli residenziali resa necessaria dalla trasformazione degli stili di vita e dai mutamenti sociali e culturali in atto, che non trovano una risposta adeguata nella produzione architettonica corrente. Questi cambiamenti stanno portando a sviluppare un modello alternativo di abitazione che ibrida la tipologia della casa tradizionale con quella della casa collettiva e che va sotto il nome di abitare condiviso o collaborativo. Una forma di abitare che vede gruppi di persone vivere in organismi edilizi dove, senza rinunciare allo spazio privato, è possibile beneficiare del supporto di una comunità con vantaggi sia per i rapporti interpersonali che per la fruizione di tutta una serie di servizi e facilitazioni aggiuntivi. Un sistema di convivenza e di relazioni che rende più sostenibili dal punto di vista sociale ed economico i costi e la gestione del bene casa, favorendo un maggiore senso di responsabilità sia in termini di cura degli spazi che di consumi.
Numerose le sperimentazioni condotte in paesi come Svizzera, Francia e Spagna che vedono l’abitare condiviso come parte integrante di politiche e strategie di pianificazione edilizia e urbana, attuate dalle amministrazioni pubbliche in collaborazione con i privati e che propongono valide soluzioni sia sul piano economico che su quello di una più idonea strutturazione del modello abitativo tanto in rapporto all’organizzazione spaziale quanto alla formazione di comunità.
Un modello, quello dell’abitare condiviso, non certo nuovo e originale, che rivendica soluzioni capaci di incentivare forme di solidarietà e di convivenza alternative e che si sta sviluppando non solo per ragioni economiche ma anche in controtendenza ai modelli di individualismo diffusi nelle società occidentali, volti a privilegiare modi di abitare basati sulla tutela della privacy del singolo e dell’eventuale nucleo di appartenenza a scapito della dimensione collettiva. Tutto questo emerge dagli esempi selezionati nel numero insieme alla constatazione che il tema dell’abitazione condivisa riguardi molteplici e variegate realtà esistenziali, per le quali è necessario che la cultura architettonica contemporanea si attivi facendo sì che quelli che ad oggi appaiono solo come timidi tentativi e aggiustamenti dei modelli residenziali tradizionali si traducano in una svolta culturale, figurativa e tipologica più radicale.