SISTEMA DIFFUSO DI QUARTIERE

Una moltitudine di edifici nelle città cela una serie di spazi inutilizzati o sottoutilizzati. In questa casistica possono rientrare sia spazi privati, domestici, sia spazi che per propria natura sono intesi come condivisi, ad esempio gli spazi di servizio, di distribuzione o le terrazze condominiali. Fenomeni come Airbnb o gli alberghi diffusi hanno già messo in luce il valore di tale asset.

Per far sì che questo hardware materiale, atomizzato e frammentato, possa funzionare come un sistema ed accogliere funzioni e servizi tra loro complementari, è necessario codificare la componente del software (piattaforme, sistemi di gestione, applicazioni) e coordinare il cosiddetto orgware (conoscenza, competenze e sensibilizzazione degli utenti) per dare senso e corpo ad una strategia integrata.

VOLUMI CONNETTIVI

Edifici tra loro separati e distanti possono essere collegati da volumi che alloggiano servizi comuni e condivisi, spazi dedicati alla comunità residente e/o fruibili dal pubblico. Accessi stradali o collegamenti ai piani superiori implementano il programma e contribuiscono ad una innovazione tipologica.

In questa soluzione l’attacco a terra, luogo per eccellenza di relazione tra edificio e città, si estende e si concretizza in volumi basamentali (o in quota) dalla spiccata autonomia funzionale e di immagine.

PIASTRA SOSPESA

Nella casistica degli spazi condivisi che possono collegare tra loro edifici distinti rientra la soluzione di uno spazio in-between posto tra l’attacco a terra dei volumi ed i piani superiori, o al livello della copertura.

La piastra-terrazza si può configurare come uno spazio per attività all’aperto e sede di accesso a specifici servizi di prossimità o di quartiere, in grado di garantire una presenza di flussi esterni oltre a quelli dei condomini residenti.

La piastra sospesa, pertanto, può configurarsi come una sorta di replica dell’attacco a terra, spazio per eccellenza di comunicazione tra edificio residenziale e contesto urbano.

FACCIATA ABITATA

La riconsiderazione degli spazi condivisi come plus-valore all’interno di un programma di housing  può esplicarsi anche su un fronte dell’edificio, interpretato come elemento di soglia e relazione tra interno ed esterno, tra pubblico, condiviso e privato. Sintetizzare gli elementi della distribuzione, gli ambiti ad uso condiviso dei residenti e gli spazi a fruizione pubblica all’interno di uno spessore di facciata, con uno sviluppo che ne impegni l’intera altezza, determina una rivoluzione funzionale e percettiva nel tradizionale schema degli edifici residenziali collettivi.

La facciata abitata si trasforma in tal senso in un buffer, uno spessore attrezzato che contiene connessioni e funzioni, in grado di realizzare, anche visivamente, un chiaro e ben delimitato spazio di dialogo: in primo luogo tra gli ambiti privati degli appartamenti e le aree semi-private dell’edificio e poi anche tra l’edificio e la città.

Questa soluzione può essere adottata in progetti ex-novo ma può anche rappresentare una possibile strategia per ridefinire, al loro interno e nel loro rapporto con la città, edifici esistenti caratterizzati da fronti ciechi o non pienamente risolti. Nella città consolidata il tema della facciata attrezzata può realizzarsi di fatto come un ampliamento, un elemento densificatore dallo spessore contenuto, giustapposto sull’esistente per implementarne e riconfigurarne il valore e gli usi.