Una serie di volumi paralleli dallo sviluppo prevalentemente longitudinale occupa un esteso lotto nella zona sud-est dell’area di Seestadt Aspern. Gli slittamenti planimetrici dell’impianto determinano il formarsi di una serie di corti interne, di attraversamenti e visuali variabili. Le varie parti del complesso sono connesse tra loro da un asse di attraversamento nord-sud che attraverso spazi di percorrenza, corridoi interni, terrazze e spazi aperti e accessibili irrora l’intero complesso. La struttura spaziale di base, lineare e semplice, permette una notevole flessibilità interna, con la presenza di una grande varietà tipologica degli appartamenti e un conseguente elevato mix sociale degli abitanti. La corte interna, uno spazio semi pubblico, è il cuore del complesso che lo connette alle aree limitrofe; su di essa si affacciano le aree comuni che occupano i piani terra degli edifici. L’impiego di un sistema di tamponamenti prefabbricati in legno ha assicurato la sostenibilità ecologica ed economica della costruzione nonché tempi di realizzazione brevi. Allo stesso tempo la struttura puntiforme in cemento ha assicurato la necessaria flessibilità delle piante.
Alla fine del 2009 un gruppo di privati cittadini viennesi si è autonomamente organizzato per dar vita ad una comunità abitativa, intenzionata a condividere uno spazio residenziale dal punto di vista non solo spaziale ma anche sociale e organizzativo, per trarre i maggiori vantaggi possibili da uno stile di vita comunitario. Il ristretto gruppo di 15 persone si è organizzato in incontri mensili, spesso frequentati anche da altre persone interessate. Sin dalla nascita del progetto, l’organizzazione comprendeva professionisti del campo dell’architettura (componenti dello studio Einszueins Architektur) , che hanno avuto un ruolo decisivo nell’organizzazione e gestione dell’operazione immobiliare.
I lotti liberi ed edificabili, a Vienna come in molte capitali europee, hanno un prezzo di mercato pressoché inaccessibile per i singoli investitori privati; pertanto fu evidente al gruppo la necessità di un sussidio da parte della municipalità comunale per avviare il progetto. Tale sussidio poteva essere ottenuto attraverso la partecipazione ad un concorso pubblico di progettazione, da parte di progettisti e promotori disposti a partecipare al piano. Era infatti essenziale, per l’avvio del programma, accedere ai sussidi pubblici per ridurre il costo del lotto e assicurare prestiti a tasso agevolato, entrambi fattori garantiti dalla partecipazione della municipalità all’iniziativa.
Il gruppo pertanto ha iniziato a cercare un partner finanziario (individuato nella Schwarzatal Housing Association ) e un lotto adatto al programma (individuato nel quartiere della Stazione Nord, dove erano attivi concorso di progettazione per cohousing promossi dalla municipalità e dove i lotti liberi potevano corrispondere, per dimensioni, alle esigenze del progetto). Per l’a partenza’avvio del progetto ogni associato ha aderito versando in un fondo privato una quota di 570 euro/mq. La cooperativa è stata pertanto finanziata con quote di ingresso per l’acquisizione di porzioni di proprietà da parte dei futuri abitanti. Dal 2013 il complesso è in uso come una proprietà privata condivisa. La WOHNPROJECT WIEN opera come associazione proprietaria ed ente di gestione del manufatto. Il complesso può essere immesso sul mercato solo in blocco e i singolo appartamenti non possono essere venduti dai residenti; in caso di uscita la proprietà torna all’associazione.
Wohnproject si basa su un modello “sociocratico” come unica forma decisionale e organizzativa degli abitanti. Il complesso autofinanzia due appartamenti solidali per coloro che non potrebbero aderire al progetto secondo la formula economica prevista. Gli appartamenti hanno un tasso di affitto ridotto e specifiche regole di allocazione e sono rivolti a rifugiati, famiglie monoparentali, studenti. L’ auto-organizzazione e autodeterminazione della comunità è il cuore centrale dell’operazione sotto ogni punto di vista. Fin dalla fase di progetto, con la prefigurazione del layout degli appartamenti e degli spazi comuni da parte degli abitanti, poi con la creazione di un sistema di mobilità comune e di un orto e con un regime proprietario condiviso dell’intero edificio e non dei singoli appartamenti.
L’intervento è la riconversione di un magazzino, un tempo destinato allo stoccaggio di merci, in un complesso che ospita 10 alloggi e uno studio professionale. Situato vicino al canale Ourcq e ai Grands Moulins de Pantin, in un quartiere ex-industriale attualmente in trasformazione, l’edificio preesistente, già negli anni 50 si trovava in posizione interclusa tra altri fabbricati e occupava l’intera superficie del lotto (1000 m2). L’illuminazione degli interni era assicurata dalle aperture zenitali a shed, tipiche delle tipologie industriali. Nella prima parte del lotto un capannone di scarsa qualità architettonica, con un tetto in lamiera a doppia falda, è stato completamente demolito per fare spazio a un parcheggio a cielo aperto e a un’area di ingresso e distribuzione. Il secondo edificio, di maggiore pregio, è stato invece rimaneggiato e trasformato per ospitare la nuova funzione residenziale. La tipologia architettonica ha suscitato l’interesse dei progettisti: struttura metallica, illuminazione zenitale, possibilità di alterare lo schema spaziale esistente, per trarre vantaggio dalla sua specificità costruttiva e dai suoi generosi volumi. La soluzione progettuale ha optato per la demolizione della campata centrale della struttura pre-esistente, per permettere l’illuminazione dei due corpi di fabbrica in tal modo venutisi a creare ai due lati del vuoto. La corte interna allo stesso tempo si configura come distribuzione e accesso alle singole unità ma anche come spazio comune e condiviso tra abitanti. Dal punto di vista del processo, Melrose Sheds è un progetto di auto-promozione abitativa, nato dall’iniziativa degli stessi giovani progettisti.
Hunziker Areal è il primo progetto sviluppato dalla cooperativa di cooperative Mehr Als Wohnen, nata durante i festeggiamenti per i 100 anni di politica abitativa urbana cogestita tra l’amministrazione municipale e le cooperative di alloggi. Mehr Als Wohnen è un’organizzazione cogestita da esponenti delle cooperative, abitanti dei progetti realizzati e rappresentanti politici della città di Zurigo.
Il complesso sorge in un’area ex- industriale abbandonata, l’antica fabbrica di cemento Hunziker, per la quale la città di Zurigo cercava da tempo un acquirente. Alla fondazione di Mehr Als Wohnen, l’amministrazione della città ha scelto di cederle il diritto di superficie della parcella, incaricando la cooperativa di indire, insieme all’ufficio tecnico comunale per le costruzioni, un concorso di idee riguardante la lottizzazione e la progettazione dei singoli edifici. Lo studio associato Futuratrosch & DUPLEX architekten risulta vincitore della parte urbanistica, mentre per la realizzazione dei singoli lotti il progetto premiato viene rielaborato insieme agli architetti della cooperativa e agli studi che erano stati apprezzati in fase di gara. Così il quartiere di Hunziker Areal risulta unitario nella sua strutturazione planimetrica e nei principi urbani generali, ma eterogeneo nelle quinte urbane, nei caratteri architettonici e nella distribuzione interna degli edifici. Nel suo complesso il sistema conta 370 alloggi che ospitano oggi 1300 affittuari in una varietà di tagli differenti per favorire un’utenza mista; gli spazi comuni sono sia pubblici a scala di quartiere che condivisi esclusivamente dagli abitanti. L’Hunziker Areal è considerato un progetto pilota per quanto riguarda il modello del cohousing: oltre alla collaborazione fruttuosa con gli organi amministrativi e tecnici della città, nel processo è stato coinvolto anche l’ufficio federale dell’energia, poiché il complesso rispetta i canoni della Società a 2000 watts, un modello concepito dall’Università di Zurigo e promosso a livello nazionale.
La Borda è il primo edificio di cohousing con la formula della cessione d’uso valida per 75 anni costruito a Barcellona, grazie al concorso Cohabitatge indetto dalla giunta della città catalana. Architettonicamente, La Borda è il più alto edificio costruito in legno di tutta la Spagna, motivo per il quale la cooperativa di architetti Lacol ha ricevuto anche il premio “Ciutat de Barcelona 2018” nella categoria architettura e urbanistica. Gli abitanti de La Borda non sono proprietari e nemmeno sono affittuari: la cessione d’uso è un modello in cui la proprietà della casa ricade sulla cooperativa e non sull’inquilino. La cooperativa cede poi il diritto di utilizzo del luogo alla persona che vivrà li, ma questa non può ne vendere, ne affittare. L’obiettivo è infatti quello di evitare la speculazione immobiliare. Le aree comuni dell’edificio non si limitano alla sala polivalente e alla lavanderia; vi sono anche una cucina condivisa e degli appartamenti da affittare sia ai parenti degli abitanti quando vengono in visita, sia agli interessati del modello, che vogliono sperimentarlo per poi replicarlo.
LILAC (Low Impact Living Affordable Community) è il primo cohousing ecologico ed economico nel Regno Unito. Sorto al posto di una vecchia scuola elementare. Il progetto si articola di 20 residenze e una grande casa comune che emergono intorno ad uno spazio verde coltivato e goduto dalla collettività. Il vivere comunitario ha in questo caso una forte impronta ecologica: i posti auto ridotti per scoraggiare l’uso dell’automobile, alcune tecniche agricole avanzate legate allo smaltimento dei rifiuti, l’uso della tecnologia costruttiva “ModCell” e l’uso del legno testimoniano infatti l’accento che la collettività ha posto sulla questione ambientale.
Esito del concorso su lotti pubblici bandito nel 2009 dal comune di Strasburgo – e poi riproposto negli anni seguenti – l’edificio è situato in prossimità di un quartiere pavillonnaire, in una zona di espansione della città. Il progetto segue lo schema delle case a schiera, in cui ogni abitazione è organizzata su due o tre piani ed è dotata di un piccolo giardino privato orientato a sud. Grande importanza ed ampio spazio sono destinati agli spazi esterni condivisi, tra cui si annoverano una terrazza, un orto ed un boschetto. Il progetto persegue infatti l’obiettivo di vivere in maniera salutare all’interno della città, sviluppando dinamiche di solidarietà e mutualità e ponendo l’accento sulle tematiche ecologiche ed economiche.
Il progetto, che sorge non lontano dal centro di Strasburgo, intende riunire i tre punti cardine dello sviluppo durevole: il sociale, l’economico e l’ambientale. Realizzato in legno, integrando le innovazioni tecniche in materia di edifici classificati BBC (batiment basse consommation), l’edificio ospita 11 appartamenti di grande qualità ma accessibili a prezzi ragionevoli per via del carattere comunitario del processo di costruzione. I residenti hanno riconosciuto nello stile di vita energeticamente ed ambientalmente responsabile un minimo comune denominatore. Il progetto prevede delle sale condivise per usi variegati al piano terra, che permettono la mutualizzazione di spazi e di tempo per le quali il gruppo ha redatto collettivamente una carta di funzionamento. Ultimato nel 2007, l’edificio portatore di questo nuovo modello di abitare ha convinto ben presto l’amministrazione della città, che ha inaugurato una stagione di bandi su terreni pubblici per riprodurre e veicolare il progetto pioniere di Ecologis sul territorio di Strasburgo.
Copper Lane rappresenta la prima esperienza moderna di cohousing londinese. Costituito da 6 unità abitative disposte secondo la formula del cluster, ossia gravitanti intorno ad uno spazio centrale condiviso, il progetto ricerca l’equilibrio tra la sfera privata e l’universo collettivo, tra la qualità e l’economicità. L’architettura è, così, concepita con dispositivi che inducono alla vita comunitaria, ma che allo stesso tempo permettono di schermarsene. Ogni alloggio dispone quindi di due ingressi, uno, il principale, che affaccia sul chiostro centrale, mentre il secondario è accessibile dal retro del lotto. Lo studio Henley Halebrown Rorrison è stato selezionato soprattutto per la propria visione sociologica. Giudicando insufficienti quegli schemi di cohousing che prevedono la semplice aggiunta di spazi collettivi come fossero appendici dell’organismo edilizio, gli architetti hanno insistito sul carattere centripeto dello spazio condiviso, inteso come nucleo primordiale dello spazio. La praticità, più che la funzionalità, ha guidato il disegno degli spazi condivisi, mentre la forma ed i materiali si hanno dialogato con i concetti dell’efficienza energetica.
Il progetto dimostra la capacità dell’abitare condiviso di rispondere a sfide immobiliari complesse. Il CUB (comme un baobab) sorge all’angolo tra la rue Hoche e l’avenue de la Resistance a Montreuil, cittadina di poco esterna all’anello metropolitano di Parigi e rappresenta un segnale urbano, la cui presenza si afferma in maniera gioiosa, colorata e accogliente. Nonostante la scala modesta, il CUB incarna una nuova dimensione del vivere e fabbricare la città e sintetizza dei concetti essenziali: la partecipazione dei futuri abitanti nel processo di costruzione, la necessità di performance energetiche adeguate, la volontà di contribuire alla mixité sociale sia attraverso la facilitazione dell’accesso all’abitazione per i meno abbienti che attraverso un processo di apertura alla vita del quartiere.
Aux 4 Vents è il più grande progetto di habitat participatif, termine con il quale viene identificato l’abitare condiviso, realizzato sul territorio francese. Di promozione pubblica, all’interno dell’eco-quartiere di espansione “La Cartoucherie”, a ovest di Tolosa, il complesso consta di 89 appartamenti distribuiti in quattro edifici che delimitano una corte centrale. Sponsorizzato, finanziato e realizzato dal comune di Tolosa, il complesso prevede la destinazione dei piani terra a servizi e spazi di piacere o di lavoro per gli abitanti. Lavanderie, soggiorni condivisi, laboratori, ludoteche e sale hobby ruotano intorno al vasto giardino che unisce i blocchi abitativi.
In forte rottura con l’idea che i quartieri di espansione perifierica siano ghetti e dormitori per classi con disagi economici e sociali, il progetto scommette sulla promozione della solidarietà e della comunità come volano per l’affermazione della qualità della vita. Gli abitanti condividono infatti le proprie competenze gratuitamente, potendo allo stesso modo godere di quelle messe a disposizione dagli altri, rafforzando così, insieme ad un livello di servizi supplementari, la rete del mutuo aiuto per le contingenze quotidiane.
Giesserei Winterthur – The Winterthur Foundry è un complesso residenziale autogestito, promosso dalla cooperativa Gesewo. Abitato dal 2013, dopo un lungo processo di pianificazione e sviluppo, il progetto è basato su principi economici, comunitari ed intergenerazionali. Gli edifici ospitano 151 appartamenti di tagli differenti dove vivono circa 300 persone di estrazione ed età diverse. Per incoraggiare verso la vita comunitaria e dimostrare attivamente i vantaggi dell’autogestione dello spazio, nel complesso è stata posta la regola che prevede che ogni inquilino spenda almeno 36 ore all’anno nella manutenzione degli spazi comuni e nello svolgimento e promozione di attività culturali/sociali con e per la collettività. Un’altra regola che caratterizza il Giesserei è la restrizione del possesso privato di veicoli a motore, a favore dell’uso della bicicletta e di altri mezzi di locomozione dolce e sostenibile. Così i parcheggi sono pensati in misura di 0,2 metri quadri ad abitante, mentre abbondano i posteggi per biciclette, monopattini ed altri mezzi a pedali. Per abbattere i consumi relativi al riscaldamento e raffreddamento degli appartamenti, poi, l’edificio rispetta gli standard imposti dal canone Minergie P-Eco.