RIUSO TRANSITORIO

La temporaneità come possibile soluzione strutturale: Parigi e l’accoglienza dei migranti.

Gli interventi a cui di seguito si rimanda, presenti in atlante, sono stati individuati nel contesto della capitale francese e realizzati per fornire supporto alloggiativo a migranti e persone senza fissa dimora. L’omogeneità geografica non è casuale; identificare esempi nel medesimo territorio permette di riconoscere, se presente, la strategia generale a essi sottesa. Le realizzazioni individuate sono tutte localizzate all’interno del perimetro del Boulevard Périférique, viale a grande scorrimento che abbraccia la porzione più centrale della conurbazione metropolitana di Parigi.

Nelle grandi città europee tale scelta è spesso impraticabile, vista la scarsità di lotti edificabili liberi e il loro conseguente alto valore commerciale. Insediare nei centri urbani attività di accoglienza, per loro natura estranee a logiche di profitto, rappresenta dal punto di vista economico un’operazione non sostenibile per gli organi pubblici e ancor di più per le
organizzazioni non governative; Parigi in tal senso non rappresenta un’eccezione. Per ovviare a tale impedimento e non esiliare i centri di accoglienza nella mal servita condizione delle estreme periferie, la municipalità della capitale francese ha coniugato la progettazione e realizzazione di alcuni centri di asilo con le politiche urbane per la gestione degli ambiti di trasformazione della città.

La temporaneità è l’espediente che ha reso possibile la localizzazione degli interventi in siti centrali: se, infatti, l’acquisizione di lotti e l’insediamento di edifici esclusi dalle leggi del mercato immobiliare risulta in tali contesti operazione finanziariamente troppo onerosa, la transitoria occupazione dei siti non pone simili condizioni proibitive.

I progetti individuati si trovano quindi in lotti centrali, coinvolti da previsione di operazioni immobiliari future; come noto i tempi delle trasformazioni urbane non sono certo contratti ed è proprio tra lo stato attuale di inutilizzo e lo scenario futuro prospettato che si collocano le iniziative riportate. Grazie a questo espediente, la destinazione d’uso temporanea per centri di accoglienza, rappresenta una tappa intermedia ricorrente nella programmazione delle iniziative di riqualificazione urbana.

In base al codice dell’urbanistica nazionale, è inoltre possibile prevedere in via eccezionale la costruzione di edifici di carattere transitorio anche su lotti classificati come non edificabili dalle norme locali, questo in presenza di una condizione di urgenza o del carattere di pubblico interesse dell’intervento.

In questo quadro normativo la DIHAL (delegazione interministeriale per l’accoglienza e l’accesso all’abitare) ha pubblicato nel 2015 un opuscolo esplicativo dal titolo “abitare temporaneo, una soluzione per l’accoglienza” redatto da Guillame Hannou (architetto progettista del CHU-La Promesse de l’Aube) e Julien Beller (architetto progettista del centro di Port de la Chapelle) e indirizzato alle associazioni non governative, con lo scopo di fornire tutte le indicazioni utili per ottenere un permesso di costruire precario, tramite cui insediare centri di accoglienza su sedimi non edificabili. L’eccezione alla regola sembra trasformarsi sempre più in norma strutturale nel quadro della gestione dell’accoglienza a Parigi.

Adattare un edificio preesistente o un lotto libero a un’attività di ospitalità, si rivela comunque un’operazione costosa e non immediata, fattore non compatibile con la disponibilità solo transitoria dei beni in questione. In aggiunta, la destinazione d’uso spesso a carattere non residenziale delle preesistenze, qualora disponibili, e il conseguente notevole impegno ai fini del riadattamento, rappresenta un ostacolo supplementare. Gli edifici insediati in maniera temporanea negli spazi urbani disponibili e i riadattamenti realizzati all’interno delle preesistenze, sono quindi pensati anch’essi come sistemi transitori, predisposti per essere celermente smantellati una volta giunto il momento di avviare le operazioni di cantiere per gli sviluppi a venire.

Essendo la permanenza provvisoria e breve il presupposto alla base delle operazioni, i progetti sperimentano soluzioni costruttive leggere, removibili ed economiche; sono ideati per essere insediati in brevissimo tempo in sito, tramite cantieri a secco, e per essere allo stesso tempo velocemente dismessi e trasferiti in altro luogo.

La prefabbricazione agevola il contenimento dei costi e soprattutto permette il riutilizzo integrale di tutti i materiali e componenti.

ACCOGLIENZA TEMPORANEA

Il discorso sull’accoglienza e quello sull’emergenza residenziale, sembrano oggi indissolubilmente legati a quella che comunemente è definita “emergenza migratoria”, ma che appare sempre più una realtà non transitoria ma strutturale, dalle cause e ricadute di portata planetaria. In questo ambito la classificazione dei soggetti è il primo passo a monte di tutte le strategie di tipo operativo messe in campo. Quest’azione imprescindibile a livello amministrativo, finisce inevitabilmente col definire luoghi dalle precise caratteristiche: il sistema di accoglienza nel nostro paese si configura ad esempio, dal punto di vista spaziale,quale diretta ricaduta delle distinzioni operate a monte, in base allo status dell’individuo e ai connessi diritti che può o meno vantare.

Non è purtroppo concezione diffusa che la localizzazione e la qualità dei luoghi deputati all’ospitalità, indipendentemente dallo stato di diritto di coloro che si trovano a usufruirne, siano una componente essenziale nell’erogazione di un servizio che possa essere, ad ognuno dei livelli considerati, effettivamente, e non solo nominalmente, accogliente. Salubrità, comfort, funzionalità e bellezza, come valori ricercati ed ambiti nel vivere privato, dovrebbero essere a maggior ragione assicurati in quei luoghi collettivamente preposti ad insediare coloro che al vivere privato non possono, momentaneamente o permanentemente, accedere.

Un approccio spaziale alla questione, molto probabilmente non del tutto risolutivo, sarebbe comunque efficace per superare l’idea che i luoghi per l’accoglienza debbano essere esclusivi, indirizzati cioè a ben definite e circoscritte categorie di fruitori, finendo, ironia della sorte, con l’essere escludenti.

Il sistema dell’accoglienza (pubblico) appare inadeguato ad assolvere la sua funzione, anzi si dimostra spesso in grado di accentuare fenomeni di esclusione e segregazione e di inasprire il conflitto sociale. In questo contesto generale possiamo ancora rintracciare esperienze che confermano come l’opportuno insediamento di strutture per l’accoglienza non solo rappresenti il mezzo per fornire un supporto adeguato e dignitoso in materia di emergenza abitativa, ma possa innescare sviluppi virtuosi nel panorama urbano, attivare ambiti dismessi, favorire dinamiche sociali di tipo collaborativo .

Con ciò non si vuole sostenere che l’appianamento di problematiche ampie e complesse quali la ricezione dei migranti, il sostegno ai senza tetto, l’esclusione e ghettizzazione di individui su base etnica, possa risiedere esclusivamente in soluzioni spaziali. E’ innegabile però che l’apporto della disciplina al miglioramento delle condizioni alloggiative emergenziali sia tanto necessario quanto auspicabile.

La cura dello spazio costruito, infatti, dall’edificio all’ambiente urbano, è inconfutabilmente uno dei mezzi più efficaci per veicolare e rendere effettiva una condotta (personale, sociale, giuridica, amministrativa e politica) finalizzata alla cura dell’individuo.

Gli interventi a cui di seguito si rimanda, presenti in atlante, sono stati individuati quali esemplificazione di come gli spazi transitori di accoglienza possano rappresentare un campo di sperimentazione e di prova per l’abitare collaborativo e a basso costo.