LA PROMESSE DE L’AUBE – Parigi


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condivisione alta

promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza selezionata

Descrizione

Il CHU insediato nell’autunno 2016 nel 16°arrondissement, lungo l’Allée des Fortifications sul margine urbano del Bois de Boulogne, è un caso emblematico che dimostra come la risposta alla richiesta di alloggi per persone senza fissa dimora o migranti possa rappresentare un’occasione per sperimentare pratiche innovative di gestione dello spazio urbano. Il centro, coordinato dall’associazione Aurore e realizzato su progetto dello studio Moonarchitectures, accoglie 200 persone, metà delle quali famiglie, all’interno di un edificio con previsione di vita triennale. Il progetto declina il tema dell’accoglienza con quello dell’urbanistica temporanea, pratica che prevede l’occupazione provvisoria di edifici o lotti dismessi, per l’arco temporale utile alla determinazione di destinazione d’uso definitiva o alla redazione e cantierizzazione di progetti previsti. La Promesse de l’Aube presenta la singolarità di essere stato realizzato su un terreno classificato come non edificabile dalle norme vigenti (area verde nel PLU-Plan Locale d’Urbanisme di Parigi); questo tramite l’applicazione di un articolo del codice nazionale dell’urbanistica che permette eccezionalmente la realizzazione di edifici “precari”, anche in contrasto alle norme locali che regolamentano il regime dei suoli, nel caso in cui tali opere siano necessarie per motivi di urgenza o per interessi collettivi.

La costruzione si suddivide in cinque blocchi, due destinati ai nuclei familiari, due alle persone sole e uno interamente dedicato alle funzioni di servizio quali portierato, accoglienza e uffici amministrativi. Ciascuno dei blocchi, di altezza variabile da uno a tre livelli, è distribuito da un sistema di connessione verticale aperto che, insieme alla sezione mutevole, assicura numerose visuali libere sul  sistema verde del Bois de Boulogne. L’edificio è interamente realizzato tramite accostamento e giustapposizione di moduli prefabbricati in legno (8×3,3 metri), disposti planimetricamente secondo entrambi gli orientamenti possibili: nei due blocchi per gruppi i moduli sono accostati l’un l’altro lungo il lato minore, dispongono di servizi igienici interni e ospitano ciascuno un nucleo familiare. Nei blocchi dedicati all’accoglienza dei singoli i moduli sono invece accostati lungo lo sviluppo maggiore e si suddividono in due stanze private, separate dal corridoio centrale e con servizi igienici condivisi. In tutti i blocchi e su ciascun livello, sono presenti moduli liberi e spazi all’aperto, destinati all’uso comune e all’appropriazione da parte dei residenti.  La costruzione, smontabile e riutilizzabile in altro sito, completamente prefabbricata e assemblata in breve tempo con un cantiere a secco, pur nel quadro del contenimento dei costi, della composizione elementare e dell’estrema semplicità costruttiva, assicura all’operazione un alto standard qualitativo ed estetico.


Approfondimenti

https://www.moonarchitectures.fr/centre-dhebergement-provisoire-de-200-places

Progettisti: Moonarchitecture

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2016

LE BASTION DE BERCY – Parigi


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promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza selezionata

Descrizione

Il CHU di Bercy, centro per alloggi di emergenza realizzato su iniziativa dell’associazione Aurore con sostegno statale e municipale, fornisce un servizio di accoglienza incondizionata a persone isolate e famiglie in stato di necessità. Il complesso replica il sistema già sperimentato dall’associazione promotrice e dai progettisti al Bois de Boulogne.

Il sito di progetto, situato in prossimità di un nodo infrastrutturale di accesso al centro urbano da sud, lungo la Senna e appena all’interno del perimetro del Boulevard Périférique, è un ambito tutelato e iscritto nella lista del patrimonio storico della citta; il terrapieno e la struttura muraria di contenimento presenti sull’area, sostenevano in origine un bastione militare e sono tra le poche tracce superstiti del sistema di fortificazioni che un tempo cingeva la capitale. L’antica roccaforte è oggi riproposta nella forma di un centro residenziale temporaneo. Lo sviluppo generale dell’area è concepito in maniera da innescare un dialogo con la preesistenza e la memoria storica del luogo: l’edificato, scomposto in due volumi principali, ricalca l’andamento della cinta basamentale del bastione, definendo al di sopra di essa un compatto fronte costruito, che abbraccia e circoscrive un’area all’aperto attrezzata e protetta.  La continuità del corpo di fabbrica è scandita dai sistemi di connessione verticale, che ne suddividono il notevole sviluppo planimetrico in blocchi minori e assicurano sfondamenti prospettici e traiettorie visuali sul contesto. Lo spazio esterno, delimitato dall’edificio, è pensato come un ambito di relazione semi-pubblico: qui l’allestimento di un anfiteatro all’aperto, sede per eventi e attività di svago, favorisce la connessione e il coinvolgimento del centro con il tessuto sociale della città circostante.

L’edificio è pensato per ospitare 108 famiglie e 200 persone sole (uomini e donne), con un margine d’implementazione dei posti a disposizione durante il periodo invernale; su ciascuno dei quattro livelli disponibili, lo spazio residenziale si alterna a servizi condivisi e aree a uso comune. Alla quota urbana trovano sede gli uffici dell’associazione, una mensa, la cucina, alcuni spazi polivalenti per attività e i moduli residenziali riservati a persone con mobilità ridotta. Lo schema di nuclei residenziali intervallati da spazi collettivi è replicato anche ai livelli superiori, fino alla copertura, la cui superficie interamente accessibile, è animata da 4 campi sportivi ad uso esclusivo degli abitanti. Dal punto di vista costruttivo l’edificio è il risultato della giustapposizione di 224 moduli standard (2,25 × 11 × 3 m), realizzati in telaio portante metallico e tamponamenti in legno, prodotti in fabbrica e trasportati in sito per l’assemblaggio a secco. L’intero complesso è progettato quindi per essere facilmente “riciclato”, permettendo il suo agevole smantellamento e il reimpiego di tutti i materiali in altro sito.


Approfondimenti

https://www.moonarchitectures.fr/chu-bastion-bercy

Progettisti: Moonarchitecture

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2017

STAR APARTMENTS – Los Angeles


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promotore privato

temporaneità ciclica

utenza selezionata

Descrizione

Star Apartment è un complesso di residenze e di servizi rivolto a una specifica categoria di utenti: l’operazione ha infatti lo scopo specifico di fornire supporto abitativo temporaneo a persone in grave stato di difficoltà abitativa. La scelta di sperimentare la sovrapposizione del nuovo edificio su una preesistenza che funge da basamento ha permesso di ridurre i costi per l’acquisizione del lotto. Questo ha allo stesso tempo determinato una complessità e specificità di carattere strutturale/costruttivo: l’esclusivo impiego di elementi prefabbricati per la realizzazione dei 102 moduli abitativi ha determinato l’abbattimento dei costi e una notevole velocità di realizzazione.

I residenti del complesso pagano il 30% dello stipendio o del supporto economico governativo di cui sono titolari per la locazione di un appartamento. La permanenza non è vincolata a percorsi sanitari o riabilitativi e non ha limite temporale. La gestione prevede come principio operativo la separazione della funzione residenziale dalle attività di supporto presenti in loco. Gli abitanti possono accedere ai percorsi sanitari e psicologici forniti ma ciò non rappresenta presupposto per la locazione delle residenze. La porzione residenziale si sviluppa dal secondo livello, al piano terra sono presenti le funzioni sanitarie mentre il primo livello è interamente dedicato a spazi condivisi per attività, cucina, sala comune, biblioteca, sala arte. Ai livelli superiori gli abitanti condividono lavanderie, spazi aperti comuni e una piccola sala
multifunzione.


Approfondimenti

https://skidrow.org/buildings/star-apartments

https://www.mmaltzan.com/projects/star-apartments/

Progettisti: Michael Maltazan
Architecture

Luogo: Los Angeles (USA)

Anno: 2014

Budget: $ 20 milioni

LIVING TOGETHER – Vienna


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promotore pubblico/privato

temporaneità ciclica

utenza selezionata

Descrizione

Il complesso Living Together a Vienna comprende 53 appartamenti sovvenzionati, 3 appartamenti condivisi e 2 appartamenti socio-pedagogici. L’intervento è risultato di una convenzione tra pubblico/privato promossa dall’ente Heimbau – Eisenhof. Heimbau è un’associazione fondata nel 1953 che attualmente conta circa 8.800 membri e gestisce circa 8.640 appartamenti, 100 ristoranti e 7.750 posti auto. La costruzione di appartamenti sovvenzionati è la missione principale dell’associazione ma una grande attenzione è rivolta anche alla manutenzione del patrimonio edilizio esistente.  Heimbau e Eisenhof sono cooperative edilizie senza scopo di lucro, soggette alle rigide regole del Wohnungsgemeinnützigkeitsgesetz e si differenziano dai promotori privati, prettamente orientati al mercato e al profitto.  Il Wohnungsgemeinnützigkeitsgesetz regola, tra l’altro, i canoni e i tempi di affitto che possono essere pattuiti con i locatari.  Heimbau e Eisenhof hanno come missione la costruzione di appartamenti economici di alta qualità.  Sono enti “sponsorizzato” dal settore pubblico, che concede sussidi per l’abitazione per tramite contributi finanziari all’acquisto e sovvenzioni per l’affitto mensile.

In questo caso specifico il costo di costruzione del complesso è stato del 15% inferiore a quello medio dell’edilizia non sovvenzionata, come anche i costi di vendita e locazione risultano più bassi della stessa percentuale rispetto ai valori del libero mercato. Questo grazie a una legge comunale, la Vienna Housing Subsides Law, che definisce il tetto massimo per costi di costruzione e affitto per questo genere di interventi.

L’intervento è rivolto a nuclei familiari con una particolare attenzione a bambini socialmente svantaggiati di età compresa tra 2 e 18 anni, che condividono gli appartamenti familiari. L’impianto architettonico mira a facilitare e favorire processi di appropriazione e autodeterminazione degli spazi condivisi, attraverso la moderazione da parte di personale specializzato. Ciò avviene in particolare in uno spazio specifico e dedicato, la room of options, posta al piano terra e interpretata dai progettisti come spazio flessibile e trasformabile, cerniera tra dentro e fuori e tra gli abitanti del complesso.


Approfondimenti

altri progetti dello stesso promotore https://www.nextroom.at/actor.php?id=285&inc=bauwerk

Progettisti: Froetscher Lichtenwgner architects

Luogo: Vienna

Anno: 2016

Budget: 7.628.000 €

IVRY SUR SEINE – Parigi


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promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza selezionata

Descrizione

La capacità complessiva dell’intervento è di 400 persone, di cui 50 appartenenti ad una comunità rom già presente nell’area e sprovvista di soluzione abitativa; il programma offre una soluzione temporanea, con permanenza degli ospiti compresa tra i 3 ed i 6 mesi, in una costruzione a carattere transitorio, con previsione di funzionamento estesa a 5 anni. L’area di progetto è un ampio ambito ex-industriale (90.000mq) in attesa di trasformazione a sud della città, appena fuori dal Boulevard Périférique; in questo territorio la ONG Emmaus Solidarité ha promosso la realizzazione di un complesso dal carattere per quanto possibile ospitale e familiare. La progettazione, condotta da Atelier Rita Architecture, si è ispirata in tal senso a una nozione del “risiedere” generalmente condivisibile, senza eccezioni culturali o geografiche: lo spazio dell’abitare è infatti concepito come alternanza e compresenza di componenti semi-pubbliche e private, di aree di socialità e ambiti di personale o familiare introversione. Secondo questo concetto, il campo si organizza spazialmente come un piccolo villaggio, raccolto attorno ad un cuore centrale, composto da 8 iurte, e organizzato in una serie di padiglioni residenziali disposti perimetralmente.

I nuclei centrali, dalla vocazione collettiva, rimandano nella forma e materiali alle abitazioni mobili dei popoli nomadi dell’Asia ma sono reinterpretati come stanze polivalenti; attorno ad esse un ampio spazio libero può essere usato dai residenti, per i giochi dei più piccoli, lo svago e l’incontro tra gli adulti. La porzione abitativa si sviluppa invece secondo un sistema di casette a schiera, disposte su due livelli e servite da ballatoi esterni. I moduli, realizzati con sistema prefabbricato in legno, sono stati prodotti off-site mentre sul sito venivano ultimate le opere di urbanizzazione. Ciò ha consentito la costruzione del centro in un periodo complessivo di soli 4 mesi di cantiere, lasciando aperta la possibilità di reimpiegare moduli e componenti, una volta terminata la programmazione temporale del complesso di Ivry sur Seine.


Approfondimenti

https://www.atelierrita.org/architecture

Progettisti: Atelier RITA Architecture

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2017

EMMAUS SOLIDARITE – Parigi


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Descrizione

Il centro per orientamento e accoglienza temporanea di Parigi-Port de la Chapelle è stato aperto nell’ottobre 2016 nell’are di un ex-magazzino per stoccaggio merci a nord della città, all’interno del Boulevard Périférique e poco distante dal parco La Villette. Il progetto, pubblicamente finanziato, promosso e gestito dalla ONG Emmaus Solidarité, è stato curato da Julien Beller, specializzato in architetture temporanee, sperimentatore di adattamenti e riconversioni in contesti transitori o precari. Transitoria è anche la soluzione che la struttura ha messo in campo: essa era destinata all’accoglienza di breve termine di soli uomini, per un periodo compreso tra i 5 e 10 giorni; la stessa area di progetto è stata resa disponibile per un ridotto arco temporale (due anni) al termine del quale il centro è stato rimosso per la prevista trasformazione del sito in un campus universitario.

Beller ha fatto del vincolo temporale il caposaldo del progetto: con l’ulteriore limite di un incarico affidatogli a soli 5 mesi dalla prevista apertura del campo e con la prospettiva di una ridotta vita temporale dell’edificio, ha gestito un’area di 12.000 mq, 5.000 dei quali coperti e condizionati, attraverso un sistema completamente prefabbricato, di agevole e veloce realizzazione, predisposto per essere dislocato e riutilizzato in altro luogo. Il programma generale si suddivideva in due ambiti distinti: il primo, raccolto sotto un gigantesco padiglione gonfiabile, per una superficie di 900 mq, funzionava come luogo di prima accoglienza e informazione, aperto non solo a migranti ma a chiunque avesse esigenza di supporto alloggiativo o di assistenza sanitaria; all’interno pallone uno stabile realizzato tramite l’assemblaggio di container per trasporti ospitava le funzioni di servizio mentre il restante spazio al coperto era disponibile per un uso polivalente.

Il secondo ambito, quello prettamente alloggiativo, riservato a migranti in transito o richiedenti asilo, trovava sede all’interno del fabbricato preesistente. Qui Beller ha tentato di segmentare la spazialità dell’ampio e anonimo deposito, per riprodurre, attraverso un salto di scala, la amicale dimensione di una zona residenziale: gli spazi alloggiativi, per un totale di 400 posti, espandibili a 600, sono stati organizzati in 8 “quartieri”, ognuno con capacità di 50 posti letto distribuiti in case da 4 persone e serviti ciascuno da 6 bagni condivisi con doccia. I quartieri erano organizzati planimetricamente come semplici stecche, reinterpretazione in chiave effimera di un sistema di case a schiera; l’elementare ed economico sistema costruttivo delle cellule abitative, in alcuni casi realizzate con impalcatura metallica e tamponamenti in teli di pvc, in altri con elementi in legno assemblabili, oltre ad aver assicurato la veloce realizzazione e il possibile reimpiego di tutti i componenti, ha permesso numerose variazioni, spaziali e cromatiche, tra le singole unità e tra gli insiemi compatti che esse definivano. Colori diversi nelle finiture, un sistema segnaletico progettato ad-hoc per un agevole orientamento interno, permettevano di distinguere e caratterizzare le 8 zone, all’interno delle quali gli ospiti erano raggruppati per omogeneità linguistica. Il centro ha cessato di funzionare, per essere dismesso, il 31 marzo 2017.


Approfondimenti

Progettisti: Julien Beller

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2016

PORTO 15 – Bologna


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Descrizione

Il progetto Porto 15 – tra i primi cohousing in Italia ad iniziativa interamente pubblica – consiste nel recupero di 18 alloggi (circa 45 posti letto) all’interno di uno stabile di proprietà dell’ASP – Città di Bologna situato in pieno centro storico della città, a ridosso del distretto culturale denominato Manifattura delle Arti; esso ha l’obiettivo di sperimentare una nuova forma di abitare collaborativo rivolta a giovani al di sotto dei 35 anni (single, coppie con o senza figli, selezionati entro una fascia massima di ISEE). I servizi e gli spazi da condividere sono distribuiti ad ogni piano: spazi di soggiorno, pranzo con cucina, lavanderia, spazi per il tempo libero, etc. Il progetto è realizzato da una partnership tra enti pubblici e privati che su questo progetto hanno trovato una convergenza di interessi, dall’esigenza di sostenere l’autonomia abitativa dei giovani a quella di innovare i modelli di edilizia pubblica, fino a quello di riqualificare e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico, realizzando opere di rilevanza sociale.


Approfondimenti

https://www.porto15.it/

Progettisti: Diverserighe

Luogo: Bologna, Italia

Anno: 2015

DEUX MAINS PLUS HUMAIN – Parigi


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Descrizione

L’Intergenerationnel di rue de Chabrol a Parigi è un progetto di stampo mecenatistico intrapreso da Françoise Lorenzetti. L’associazione Deux Mains Plus Humain, di cui Lorenzetti è fondatrice e presidente, si impegna ad accogliere stabilmente dei soggetti in situazione di precarietà o solitudine. Nel progetto è dichiarata la volontà di preservare la privacy dell’individuo conciliandola con l’appartenenza ad una comunità. Le persone sono accolte senza tener conto dei criteri di età, determinando all’interno del complesso una mixité generazionale; la natura dell’abitare condiviso mira a permettere agli abitanti di sentirsi spalleggiati e rassicurati, sempre mantenendo la propria autonomia e intimità, arricchendo il proprio bagaglio personale attraverso lo scambio di competenze con gli altri. Per abitare nell’Intergenerationnel de Rue de Chabrol è necessario corrispondere un affitto di molto inferiore ai prezzi di mercato. Il taglio degli alloggi è vario: un soggiorno condiviso al piano terra è il punto di incontro tra stanze singole e appartamenti forniti di servizi e spazi accessori.


Approfondimenti

http://www.deuxmainsplushumain.fr/index.php

Progettisti: Architectes Appere

Luogo: Parigi, Francia

Anno: 2011

DOHEEM MATENEEN – Lussemburgo


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Descrizione

Doheem Mateneen è una residenza mista, intergenerazionale, che accoglie persone anziane e studenti, gestita da Caritas Luxembourg, che ha ottenuto il diritto di superficie attraverso un contratto agevolato stipulato con il comune di Lussemburgo. Il progetto comprende una decina di piccoli appartamenti di circa 45 metri quadri per anziani con basso reddito, 12 camere per studenti (circa 15 metri quadri), con cucina e soggiorno condiviso e una sala comune fruibile sia dagli anziani che dagli occupanti delle residenze studentesche; un appartamento per un concierge che si occupa dei piccoli lavori di manutenzione, degli spazi funzionali come laboratori, sale benessere, giardino. L’innovazione apportata dalla struttura consiste nell’organizzare la vita in comune delle persone anziane e degli studenti di una maniera tale che ciascuno ottenga dei vantaggi, in maniera tale che il vicinato sia vissuto positivamente. In controparte di un canone di affitto calmierato, gli studenti si impegnano ad offrire piccoli servizi alle persone che stanno progressivamente perdendo l’autonomia, ad esempio aiutandoli nella mobilità, supportandoli nel fare la spesa, affiancandoli con le proprie competenze digitali, amministrative, etc. La collaborazione con l’associazione LISEL permette di garantire una continuità nell’occupazione degli alloggi degli studenti, che cambiano ad ogni ciclo.


Approfondimenti

http://www.atarchitecture.lu/

Progettista: A+T architecture / Fondation Caritas Luxembourg

Luogo: Lussemburgo

Anno: 2016

Budget: 1590 €/mq

COSMOPOLIS – Augusta


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promotore privato

temporaneità precaria

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Descrizione

Nato dal recupero di un centro anziani situato nel cuore del centro di Augusta, a pochi passi dalla cattedrale medievale, il Grand Hotel Cosmopolis è oggi un organismo multifunzionale che lega al reddito generato dal turismo l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati politici. L’edificio, ceduto in gestione gratuitamente dalla Diaconia della città dopo anni di non utilizzo, consiste infatti in una soluzione ad interim per gestire l’emergenza causata dall’incremento dei flussi migratori. Sensibili al tema del recupero urbano e spronati dalla necessità di risolvere il problema della mancanza di strutture per l’accoglienza, gli artisti della città si sono adoperati nella ristrutturazione e decorazione del Grand Hotel, con la prospettiva di poter utilizzarne degli spazi come ateliers. L’edificio si compone quindi di più ambiti: le stanze, ognuna opera di un artista differente, sono adibite alla funzione alberghiera tradizionalmente intesa; un’ala è interamente destinata ad accogliere i migranti, che condividono gli spazi di vita diurna, mentre il piano terra ospita il ristorante, nel quale sono impiegati i migranti, che così autofinanziano la propria permanenza, e gli ateliers degli artisti, oltre ad alcune sale per eventi aperte alla città ed alla cittadinanza. La scelta del nome Grand Hotel evidenzia la qualità dell’intervento ricalcando i fasti della tradizione del grand hotel, comunemente intesi sia come alberghi sfarzosi per il lusso dei turisti, ma anche come luoghi che offrivano alla città sale per danzare, per feste, per il dopo lavoro e che sapevano mettere in contatto gli utenti internazionali ed i cittadini locali.

Progettista: ARCHITEKT + STADTPLANER

Luogo: Augusta, Germania

Anno: 2013

Budget: 340.000 €