Descrizione
Il centro per orientamento e accoglienza temporanea di Parigi-Port de la Chapelle è stato aperto nell’ottobre 2016 nell’are di un ex-magazzino per stoccaggio merci a nord della città, all’interno del Boulevard Périférique e poco distante dal parco La Villette. Il progetto, pubblicamente finanziato, promosso e gestito dalla ONG Emmaus Solidarité, è stato curato da Julien Beller, specializzato in architetture temporanee, sperimentatore di adattamenti e riconversioni in contesti transitori o precari. Transitoria è anche la soluzione che la struttura ha messo in campo: essa era destinata all’accoglienza di breve termine di soli uomini, per un periodo compreso tra i 5 e 10 giorni; la stessa area di progetto è stata resa disponibile per un ridotto arco temporale (due anni) al termine del quale il centro è stato rimosso per la prevista trasformazione del sito in un campus universitario.
Beller ha fatto del vincolo temporale il caposaldo del progetto: con l’ulteriore limite di un incarico affidatogli a soli 5 mesi dalla prevista apertura del campo e con la prospettiva di una ridotta vita temporale dell’edificio, ha gestito un’area di 12.000 mq, 5.000 dei quali coperti e condizionati, attraverso un sistema completamente prefabbricato, di agevole e veloce realizzazione, predisposto per essere dislocato e riutilizzato in altro luogo. Il programma generale si suddivideva in due ambiti distinti: il primo, raccolto sotto un gigantesco padiglione gonfiabile, per una superficie di 900 mq, funzionava come luogo di prima accoglienza e informazione, aperto non solo a migranti ma a chiunque avesse esigenza di supporto alloggiativo o di assistenza sanitaria; all’interno pallone uno stabile realizzato tramite l’assemblaggio di container per trasporti ospitava le funzioni di servizio mentre il restante spazio al coperto era disponibile per un uso polivalente.
Il secondo ambito, quello prettamente alloggiativo, riservato a migranti in transito o richiedenti asilo, trovava sede all’interno del fabbricato preesistente. Qui Beller ha tentato di segmentare la spazialità dell’ampio e anonimo deposito, per riprodurre, attraverso un salto di scala, la amicale dimensione di una zona residenziale: gli spazi alloggiativi, per un totale di 400 posti, espandibili a 600, sono stati organizzati in 8 “quartieri”, ognuno con capacità di 50 posti letto distribuiti in case da 4 persone e serviti ciascuno da 6 bagni condivisi con doccia. I quartieri erano organizzati planimetricamente come semplici stecche, reinterpretazione in chiave effimera di un sistema di case a schiera; l’elementare ed economico sistema costruttivo delle cellule abitative, in alcuni casi realizzate con impalcatura metallica e tamponamenti in teli di pvc, in altri con elementi in legno assemblabili, oltre ad aver assicurato la veloce realizzazione e il possibile reimpiego di tutti i componenti, ha permesso numerose variazioni, spaziali e cromatiche, tra le singole unità e tra gli insiemi compatti che esse definivano. Colori diversi nelle finiture, un sistema segnaletico progettato ad-hoc per un agevole orientamento interno, permettevano di distinguere e caratterizzare le 8 zone, all’interno delle quali gli ospiti erano raggruppati per omogeneità linguistica. Il centro ha cessato di funzionare, per essere dismesso, il 31 marzo 2017.
Approfondimenti
Progettisti: Julien Beller
Luogo: Parigi (Francia)
Anno: 2016
















