Il progetto dello spazio pubblico tra complessità e crisi ecologica. Da sfida a opportunità per la rigenerazione urbana

Berretta T., Desideri F., Staltari M., Il progetto dello spazio pubblico tra complessità e crisi ecologica. Da sfida a opportunità per la rigenerazione urbana, in “Affrontare la complessità. Conoscenza, progetto e gestione dell’ambiente costruito”. AGATHÓN International Journal of Architecture Art and design n. 16, 2024, LetteraVentidue

RIGENERARE ROMA. Studi, sperimentazioni e progetti

Berretta T., Desideri F. (a cura di), RIGENERARE ROMA. Studi, sperimentazioni e progetti, Orienta Edizioni, Roma 2025

In una stagione di profondi cambiamenti per la città di Roma, questo volume si propone come strumento di lettura critica e operativa dei processi di rigenerazione urbana. Partendo dalle trasformazioni attivate a partire dall’emergenza pandemica e sostenute da significativi programmi di finanziamento nazionali ed europei — PNRR, Giubileo 2025, PINQUA, fondi regionali — il testo riflette sule opportunità e le criticità che accompagnano la ridefinizione dello spazio pubblico e l’aggiornamento delle infrastrutture urbane. La prospettiva adottata è multidisciplinare e inter-scalare, capace di attraversare le diverse dimensioni del progetto urbano, dalla pianificazione strategica alla definizione di soluzioni di dettaglio. Il volume si fonda sulla convinzione che la rigenerazione urbana non possa limitarsi a interventi episodici o a risposte frammentarie, ma debba proporsi come processo integrato, in grado di coinvolgere istituzioni, comunità e operatori privati. Attraverso il dialogo tra specialismi e il coordinamento delle competenze, la ricerca si concentra sul caso romano per trarre insegnamenti utili anche per contesti più ampi. Si delineano quattro sezioni tematiche — riscrivere lo spazio pubblico, sistemi per la mobilità, verso una città sostenibile, valorizzare il patrimonio — che raccolgono contributi teorici e progettuali, con l’obiettivo di individuare azioni innovative e coerenti con la complessità storica e morfologica della città. La ricerca intende offrire chiavi di lettura e di intervento capaci di restituire centralità allo spazio urbano come luogo di identità, di relazioni e di qualità della vita. L’approccio metodologico mira a integrare la dimensione strategica dei piani di investimento con la lettura critica dei processi di trasformazione, ricomponendo le visioni teoriche con le esperienze progettuali già in corso o in via di attivazione. Il risultato è un quadro articolato e plurale, in grado di orientare la riflessione accademica e la pratica progettuale verso una rigenerazione urbana consapevole e sostenibile.

LA PROMESSE DE L’AUBE – Parigi


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promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza selezionata

Descrizione

Il CHU insediato nell’autunno 2016 nel 16°arrondissement, lungo l’Allée des Fortifications sul margine urbano del Bois de Boulogne, è un caso emblematico che dimostra come la risposta alla richiesta di alloggi per persone senza fissa dimora o migranti possa rappresentare un’occasione per sperimentare pratiche innovative di gestione dello spazio urbano. Il centro, coordinato dall’associazione Aurore e realizzato su progetto dello studio Moonarchitectures, accoglie 200 persone, metà delle quali famiglie, all’interno di un edificio con previsione di vita triennale. Il progetto declina il tema dell’accoglienza con quello dell’urbanistica temporanea, pratica che prevede l’occupazione provvisoria di edifici o lotti dismessi, per l’arco temporale utile alla determinazione di destinazione d’uso definitiva o alla redazione e cantierizzazione di progetti previsti. La Promesse de l’Aube presenta la singolarità di essere stato realizzato su un terreno classificato come non edificabile dalle norme vigenti (area verde nel PLU-Plan Locale d’Urbanisme di Parigi); questo tramite l’applicazione di un articolo del codice nazionale dell’urbanistica che permette eccezionalmente la realizzazione di edifici “precari”, anche in contrasto alle norme locali che regolamentano il regime dei suoli, nel caso in cui tali opere siano necessarie per motivi di urgenza o per interessi collettivi.

La costruzione si suddivide in cinque blocchi, due destinati ai nuclei familiari, due alle persone sole e uno interamente dedicato alle funzioni di servizio quali portierato, accoglienza e uffici amministrativi. Ciascuno dei blocchi, di altezza variabile da uno a tre livelli, è distribuito da un sistema di connessione verticale aperto che, insieme alla sezione mutevole, assicura numerose visuali libere sul  sistema verde del Bois de Boulogne. L’edificio è interamente realizzato tramite accostamento e giustapposizione di moduli prefabbricati in legno (8×3,3 metri), disposti planimetricamente secondo entrambi gli orientamenti possibili: nei due blocchi per gruppi i moduli sono accostati l’un l’altro lungo il lato minore, dispongono di servizi igienici interni e ospitano ciascuno un nucleo familiare. Nei blocchi dedicati all’accoglienza dei singoli i moduli sono invece accostati lungo lo sviluppo maggiore e si suddividono in due stanze private, separate dal corridoio centrale e con servizi igienici condivisi. In tutti i blocchi e su ciascun livello, sono presenti moduli liberi e spazi all’aperto, destinati all’uso comune e all’appropriazione da parte dei residenti.  La costruzione, smontabile e riutilizzabile in altro sito, completamente prefabbricata e assemblata in breve tempo con un cantiere a secco, pur nel quadro del contenimento dei costi, della composizione elementare e dell’estrema semplicità costruttiva, assicura all’operazione un alto standard qualitativo ed estetico.


Approfondimenti

https://www.moonarchitectures.fr/centre-dhebergement-provisoire-de-200-places

Progettisti: Moonarchitecture

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2016

LE BASTION DE BERCY – Parigi


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promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza selezionata

Descrizione

Il CHU di Bercy, centro per alloggi di emergenza realizzato su iniziativa dell’associazione Aurore con sostegno statale e municipale, fornisce un servizio di accoglienza incondizionata a persone isolate e famiglie in stato di necessità. Il complesso replica il sistema già sperimentato dall’associazione promotrice e dai progettisti al Bois de Boulogne.

Il sito di progetto, situato in prossimità di un nodo infrastrutturale di accesso al centro urbano da sud, lungo la Senna e appena all’interno del perimetro del Boulevard Périférique, è un ambito tutelato e iscritto nella lista del patrimonio storico della citta; il terrapieno e la struttura muraria di contenimento presenti sull’area, sostenevano in origine un bastione militare e sono tra le poche tracce superstiti del sistema di fortificazioni che un tempo cingeva la capitale. L’antica roccaforte è oggi riproposta nella forma di un centro residenziale temporaneo. Lo sviluppo generale dell’area è concepito in maniera da innescare un dialogo con la preesistenza e la memoria storica del luogo: l’edificato, scomposto in due volumi principali, ricalca l’andamento della cinta basamentale del bastione, definendo al di sopra di essa un compatto fronte costruito, che abbraccia e circoscrive un’area all’aperto attrezzata e protetta.  La continuità del corpo di fabbrica è scandita dai sistemi di connessione verticale, che ne suddividono il notevole sviluppo planimetrico in blocchi minori e assicurano sfondamenti prospettici e traiettorie visuali sul contesto. Lo spazio esterno, delimitato dall’edificio, è pensato come un ambito di relazione semi-pubblico: qui l’allestimento di un anfiteatro all’aperto, sede per eventi e attività di svago, favorisce la connessione e il coinvolgimento del centro con il tessuto sociale della città circostante.

L’edificio è pensato per ospitare 108 famiglie e 200 persone sole (uomini e donne), con un margine d’implementazione dei posti a disposizione durante il periodo invernale; su ciascuno dei quattro livelli disponibili, lo spazio residenziale si alterna a servizi condivisi e aree a uso comune. Alla quota urbana trovano sede gli uffici dell’associazione, una mensa, la cucina, alcuni spazi polivalenti per attività e i moduli residenziali riservati a persone con mobilità ridotta. Lo schema di nuclei residenziali intervallati da spazi collettivi è replicato anche ai livelli superiori, fino alla copertura, la cui superficie interamente accessibile, è animata da 4 campi sportivi ad uso esclusivo degli abitanti. Dal punto di vista costruttivo l’edificio è il risultato della giustapposizione di 224 moduli standard (2,25 × 11 × 3 m), realizzati in telaio portante metallico e tamponamenti in legno, prodotti in fabbrica e trasportati in sito per l’assemblaggio a secco. L’intero complesso è progettato quindi per essere facilmente “riciclato”, permettendo il suo agevole smantellamento e il reimpiego di tutti i materiali in altro sito.


Approfondimenti

https://www.moonarchitectures.fr/chu-bastion-bercy

Progettisti: Moonarchitecture

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2017

STAR APARTMENTS – Los Angeles


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promotore privato

temporaneità ciclica

utenza selezionata

Descrizione

Star Apartment è un complesso di residenze e di servizi rivolto a una specifica categoria di utenti: l’operazione ha infatti lo scopo specifico di fornire supporto abitativo temporaneo a persone in grave stato di difficoltà abitativa. La scelta di sperimentare la sovrapposizione del nuovo edificio su una preesistenza che funge da basamento ha permesso di ridurre i costi per l’acquisizione del lotto. Questo ha allo stesso tempo determinato una complessità e specificità di carattere strutturale/costruttivo: l’esclusivo impiego di elementi prefabbricati per la realizzazione dei 102 moduli abitativi ha determinato l’abbattimento dei costi e una notevole velocità di realizzazione.

I residenti del complesso pagano il 30% dello stipendio o del supporto economico governativo di cui sono titolari per la locazione di un appartamento. La permanenza non è vincolata a percorsi sanitari o riabilitativi e non ha limite temporale. La gestione prevede come principio operativo la separazione della funzione residenziale dalle attività di supporto presenti in loco. Gli abitanti possono accedere ai percorsi sanitari e psicologici forniti ma ciò non rappresenta presupposto per la locazione delle residenze. La porzione residenziale si sviluppa dal secondo livello, al piano terra sono presenti le funzioni sanitarie mentre il primo livello è interamente dedicato a spazi condivisi per attività, cucina, sala comune, biblioteca, sala arte. Ai livelli superiori gli abitanti condividono lavanderie, spazi aperti comuni e una piccola sala
multifunzione.


Approfondimenti

https://skidrow.org/buildings/star-apartments

https://www.mmaltzan.com/projects/star-apartments/

Progettisti: Michael Maltazan
Architecture

Luogo: Los Angeles (USA)

Anno: 2014

Budget: $ 20 milioni

Case iraniane. Il valore del vuoto

De Cesaris A., Case iraniane. Il valore del vuoto, FrancoAngeli, Roma 2020

Nelle città storiche dell’altopiano iranico il tessuto urbano si è costruito attorno al vuoto; quello delle moschee, dei caravanserragli, delle madrase, e quello – più minuto – dei patii delle case. Vuoti che danno la misura del pieno. Vuoti densi di significati sia alla scala urbana che a quella della vita domestica. Oggi, come del resto in molte altre realtà del mondo, nella costruzione delle città il riferimento a elementi della tradizione è stato abbandonato. Alcuni sostengono a causa di una troppo rapida modernizzazione dei luoghi dell’abitare.
Obiettivo del volume è quello di “incrociare gli sguardi” e mettere a confronto le idee, i punti di vista, le soluzioni progettuali di studiosi italiani e iraniani, di differente età e formazione, sulle possibilità di reintegrare nella forma della città contemporanea quei vuoti porosi che da un lato lasciavano respirare il tessuto urbano, dall’altro rappresentavano spazi di aggregazione sociale all’interno sia della casa che del tessuto edilizio. È possibile oggi reinterpretare quegli spazi vuoti, figure fondative dell’abitare, in chiave contemporanea senza sguardi retrò, facendo i conti con la questione della densità edilizia? È possibile oggi introdurre un certo grado di “porosità” – memore di quei vuoti – all’interno dei nuovi complessi edilizi?
Spazi aperti, spazi aperti-coperti, loggiati, giardini sospesi capaci di rompere la monotonia delle cellule abitative e in grado di favorire la circolazione dell’aria e la ventilazione. Quali possibili figurazioni di spazi vuoti possono ospitare la condizione contemporanea e favorire le interazioni sociali in una città in cui lo spazio pubblico dopo la Rivoluzione è percepito come ostile?

“Temi e forme dell’abitare” – numero monografico 456 de l’industria delle costruzioni

Temi e forme dell’abitare, l’Industria delle costruzioni n. 456/2017, Edilstampa, Roma 2017

La stabilizzazione della crescita della popolazione urbana nelle città occidentali, la più recente crisi economica insieme all’allarme sull’ambiente e sul consumo di suolo non sembrano ad oggi aver fermato la ricerca sul tema della casa, che ha avuto periodi di intensa produzione a partire dai primi anni del secolo scorso. Pur procedendo in modo più contenuto e sulla base di indirizzi e strategie diversi da quelli del passato, la sperimentazione sul tema dell’abitazione e delle sue capacità di fare città non si è fermata, cercando di trovare nuove risposte sotto la spinta dei cambiamenti sociali e politici e delle emergenze in atto. A fronte di cambiamenti epocali ci si interroga su quali significati la casa rivesta in una “società liquida” e multietnica e su come possa rappresentarli nella città contemporanea. Paradossalmente, nonostante la globalizzazione, la condizione di continua mobilità di beni e persone e la tendenza sempre più forte all’individualismo, la casa, nelle sue nuove e molteplici forme, sembra tornare ad assumere un valore come misura della qualità urbana e come veicolo di interazioni sociali. Oggi, ripartire dal tema dell’abitazione per rispondere a usi, culture e modi di vita diversificati come quelli presenti nella società attuale, può costituire un’opportunità per ridare senso a quel mosaico di pezzi eterogenei, spesso senza relazioni, di cui si compongono le città. Messi da parte teorie e modelli astratti, la ricerca progettuale si misura con vincoli stringenti legati ai temi dell’infill, della sostituzione, del costruire nel e sul costruito, del risparmio energetico e della salvaguardia ambientale: una serie di limitazioni, se paragonate alle occasioni offerte agli architetti nei periodi d’oro delle espansioni avvenute dal secondo dopoguerra fino ai primi anni Ottanta, in grado comunque di sollecitare sperimentazioni più misurate e altrettanto efficaci. A questa sperimentazione ancora vitale è dedicato il numero della rivista attraverso una selezione di interventi architettonici di rilievo che, pur circoscritta numericamente, viene intesa come rappresentativa di una ricerca progettuale di maggior respiro su temi importanti riguardanti l’idea di casa e di città, il tipo di vita e di relazioni sociali, il modo di sentire del cittadino del terzo millennio.

“Luoghi per l’abitare tra casa e città” – numero monografico 494 de l’industria delle costruzioni

Luoghi per abitare tra casa e città, l’Industria delle costruzioni n. 494/2023, Edilstampa, Roma 2023

Nonostante la crescita della popolazione in Europa negli ultimi anni si sia attestata intorno al 4% e con una distribuzione non omogenea sul territorio, molte sono le città che portano avanti politiche di trasformazione urbana al centro delle quali si pongono quartieri residenziali il cui obiettivo è proporre nuovi modelli di convivenza e d’uso della città, nel rispetto delle risorse ambientali. Politiche che, accogliendo le sfide più urgenti del presente come la riduzione del consumo di suolo e la densificazione, la coesistenza di etnie e culture differenti, l’emergenza climatica ed energetica, pensano alla casa come a uno dei principali motori di sviluppo economico e sociale puntando sulle sue potenzialità nel generare forme di urbanità alternative, maggiormente aderenti agli attuali stili di vita e in grado di rafforzare la dimensione collettiva dell’abitare nel rispetto comunque dell’individualità. Occuparsi della dimensione urbana della residenza significa tornare a considerarla come elemento generatore di un sistema di relazioni di prossimità variabili in base ai contesti di appartenenza e spostare l’attenzione dall’oggetto edificio alla sua capacità nel determinare i caratteri espressivi e l’articolazione degli spazi vuoti. Nella convinzione che la variazione delle tipologie edilizie e della morfologia urbana, potendo soddisfare stili di vita meno uniformati e più variegati, possa influire positivamente sulla diversificazione dei comportamenti nell’uso della città e del territorio, questo numero della rivista è dedicato ai vuoti tra le case, agli spazi intermedi che Herman Hertzberger ha definito come “luoghi per l’incontro e il dialogo tra le diverse aree a differenti vocazioni territoriali, dalla sfera privata a quella pubblica”. Pur appartenendo al dominio pubblico o al privato, gli spazi di transizione sono fondamentali perché ugualmente accessibili dall’una o l’altra parte, da questi spazi dipende la possibilità degli insediamenti residenziali contemporanei di costruire relazioni di prossimità entro domini pubblici liberi, in grado di garantire ai tessuti urbani differenze e molteplicità di caratteri in contesti sia a bassa che ad alta densità. Luoghi di mediazione tra architettura e città, i vuoti tra le case determinano la qualità della struttura insediativa e la capacità di appropriazione degli spazi comuni da parte degli abitanti, costituendo anche una preziosa risorsa ai fini della sostenibilità ambientale ed energetica.

“Housing sperimentale e trasformazione urbana” – numero monografico 486 de l’industria delle costruzioni

Housing sperimentale e trasformazione urbana, l’Industria delle costruzioni n. 486/2022, Edilstampa, Roma 2022

Abitare insieme riducendo l’impatto ambientale ed economico del costruire, ripensare gli spazi aperti e le loro relazioni con gli edifici, individuare forme e soluzioni tipologiche più idonee alle nuove condizioni sociali e culturali, impiegare tecnologie e materiali sostenibili costituiscono oggi le principali questioni al centro del dibattitto. Partendo dall’osservazione della produzione architettonica corrente, questo numero affronta alcuni temi legati all’abitare in città, domandandosi se esista una sperimentazione nel campo dell’housing in grado di dare risposte adeguate a una domanda complessa e multiforme come quella delineatasi negli ultimi anni. Ne è emerso un quadro articolato e alcune importanti sfide per ripensare la qualità urbana, le interazioni sociali e l’ambiente a partire dalla casa, elemento costitutivo della forma della città nel quale sono impresse idee, cultura, abitudini e aspirazioni di una comunità. Insediamenti flessibili a densità variabile, qualità e articolazione degli spazi vuoti,  polifuzionalità e mixitè alla scala urbana, del quartiere e dell’edificio, flessibilità e  adattività  dello spazio domestico sono alcuni degli aspetti su cui puntare nel prossimo futuro per rendere più vivibili le nostre città.

“Abitare lo spazio domestico” – numero monografico 480 de l’industria delle costruzioni

Abitare lo spazio domestico, l’Industria delle costruzioni n. 480/2021, Edilstampa, Roma 2021

Non più rifugio notturno dopo una giornata frenetica passata fuori ma luogo frequentato 24 ore su 24, non più spazio dedicato alla sola funzione domestica ma stazione multiuso per le attività molteplici dei suoi abitanti, la casa, a causa della pandemia, è tornata al centro delle nostre vite, scardinando dinamiche e comportamenti consolidati e sollecitando una serie di interrogativi, oggetto di un pensiero critico che interessa oltre a sociologici, antropologi, psicologici, anche coloro che si occupano di progettarne gli spazi. Partendo da questa premessa, “Abitare lo spazio domestico” intende proporre una riflessione sul più ampio significato che la casa può rivestire oggi e nel prossimo futuro con una particolare attenzione non solo per la sua struttura organizzativa e i valori linguistici che ne conseguono, ma  soprattutto per le sue caratteristiche spaziali in relazione alla sfera emotiva e ai differenti  stili di vita dei suoi abitanti. Per questa ragione si è ritenuto utile e stimolante ripartire dal passato recente, da quel periodo d’oro della ricerca sullo spazio domestico che in Italia ha dato vita a importanti sperimentazioni, il cui contributo forse proprio per l’unicità dei risultati è stato poi accantonato, soppiantato da altre questioni più urgenti legate allo sviluppo urbano, alle infrastrutture, ai servizi e spazi pubblici. Per cercare di fare il punto e riprendere le fila di un discorso interrotto, la selezione delle opere presentate in questo numero, seguita da un saggio dedicato ad alcuni esempi contemporanei di progetto dello spazio domestico, è dedicata a 10 abitazioni progettate tra il 1930 e la fine degli anni Settanta da noti esponenti dell’architettura. Tra questi Giuseppe Terragni, Gio Ponti, Luigi Cosenza, Luigi Moretti, Marco Zanuso, Giuseppe Perugini, Enrico Mandolesi, Gae Aulenti, Gianni Pettena, hanno offerto con i loro studi e progetti risposte diverse alle istanze di rinnovamento dello spazio domestico poste dalla società dell’epoca. Nell’insieme queste abitazioni costituiscono dei modelli per la loro non replicabilità e unicità e ciascuna di esse, a nostro avviso, è portatrice di valori spaziali e temi di ricerca ancora attuali, nonostante le particolari circostanze localizzative e la distanza temporale. La prima caratteristica comune a queste case è lo stretto rapporto tra committente e progettista, due figure chiave che in alcuni casi coincidono; una seconda è quella di proporre soluzioni abitative non convenzionali sia per quanto riguarda l’organizzazione degli spazi interni che le relazioni con l’ambiente e i paesaggi di appartenenza; tutte e dieci le case – 7 unifamiliari, di cui quattro per vacanze, e tre appartamenti all’interno di fabbricati urbani – hanno poi in comune una peculiarità fondamentale: sperimentano nuove forme di linguaggio, individuano spazialità interne fatte su misura per i loro abitanti e committenti, stabiliscono un forte legame tra l’ideatore dello spazio e chi vi abiterà, molto spesso esaudendo il sogno di una “casa ideale”. Gli aspetti di originalità e di interesse, le caratteristiche progettuali e spaziali salienti di ciascuna delle 10 case sono stati commentati da autori diversi con l’intenzione di restituire un bagaglio di esperienze molteplici e di questioni aperte sul tema dello spazio domestico e con la finalità di interrogarsi in modo più ampio sulla qualità e le forme dell’abitare.

“Housing e densità urbana” – numero monografico 472 de l’industria delle costruzioni

Housing e densità urbana, l’Industria delle costruzioni n. 472/2020, Edilstampa, Roma 2020

Ogni città che al momento si consideri o aspiri ad essere competitiva a scala internazionale non manca di interventi che individuano nella densificazione il loro obiettivo. Un fenomeno che sta investendo molte delle comunità nelle diverse aree geografiche del mondo con politiche di sviluppo urbano che, di fronte alla domanda pressante di nuove abitazioni, sembrano dettate più da logiche economiche e speculative che non da principi di sostenibilità ambientale e soprattutto sociale. Lo dimostrano da un lato la preferenza per un tipo di edificazione sviluppata in altezza, dall’altro la perdita di centralità dell’individuo con la propria sfera emozionale, ridotto a mero utente di un’offerta abitativa che sia nella versione lusso che in quella economica propone soluzioni standardizzate rispondenti a logiche di mercato che non lasciano molto margine né alle aspettative dell’abitante né alla ricerca del progettista. La selezione di progetti presentata in questo numero, rivolta a una produzione di alto livello architettonico, restituisce uno spaccato parziale ma significativo di questa tendenza in atto. Non bastano però gli exploit formali, seppure di grande interesse, dovuti ai progettisti, tutti di riconosciuta fama e capaci quindi di aggirare con abilità e inventiva i numerosi e stringenti vincoli causati dall’eccessiva concentrazione di persone e cose in un unico organismo, a convincere che questa sia la strada giusta da seguire. Sono diversi gli interrogativi e le questioni che si aprono a un più ampio e costruttivo dibattito sui temi dell’abitare e della densificazione urbana, che, oggi, considerati nel contesto dell’emergenza pandemia in corso, si arricchiscono di ulteriori e importanti motivi di riflessione. I tre saggi introduttivi, mettendo in discussione le attuali tendenze, si fanno promotori di strategie di trasformazione alternative, replicabili anche in contesti diversi da quello europeo a cui si riferiscono. La densità intesa come parametro qualitativo e non meramente quantitativo si può allora materializzare nell’isolato residenziale di misura conforme, elemento generatore di una nuova urbanità all’interno della città consolidata (L. Reale, p.13), così come densificare la città esistente non vuol dire necessariamente produrre incrementi di volume costruito. Si può, infatti, rispondere ai bisogni abitativi emergenti adottando approcci socialmente sostenibili che intervengono sul patrimonio esistente sottoutilizzato, riorganizzandolo e aumentando il numero dei suoi fruitori (M. Peverini, F. Rotondo, P. Savoldi, p. 24). Infineopponendosi alle egemonie culturali e a qualsiasi tendenza all’omogenizzazione,il contro-progetto della Metropoli Orizzontale mette in crisi la “buona forma” della città, la sua supposta corretta densità o struttura spaziale (P. Viganò, p. 4).

“Temi e forme dell’abitare condiviso” – numero monografico 466 de l’industria delle costruzioni

Temi e forme dell’abitare condiviso, l’Industria delle costruzioni n. 466/2019, Edilstampa, Roma 2019

L’abitare condiviso, a cui il numero della rivista è dedicato, va inquadrato nel più ampio contesto della ricerca di nuovi modelli residenziali resa necessaria dalla trasformazione degli stili di vita e dai mutamenti sociali e culturali in atto, che non trovano una risposta adeguata nella produzione architettonica corrente. Questi cambiamenti stanno portando a sviluppare un modello alternativo di abitazione che ibrida la tipologia della casa tradizionale con quella della casa collettiva e che va sotto il nome di abitare condiviso o collaborativo. Una forma di abitare che vede gruppi di persone vivere in organismi edilizi dove, senza rinunciare allo spazio privato, è possibile beneficiare del supporto di una comunità con vantaggi sia per i rapporti interpersonali che per la fruizione di tutta una serie di servizi e facilitazioni aggiuntivi. Un sistema di convivenza e di relazioni che rende più sostenibili dal punto di vista sociale ed economico i costi e la gestione del bene casa, favorendo un maggiore senso di responsabilità sia in termini di cura degli spazi che di consumi.
Numerose le sperimentazioni condotte in paesi come Svizzera, Francia e Spagna che vedono l’abitare condiviso come parte integrante di politiche e strategie di pianificazione edilizia e urbana, attuate dalle amministrazioni pubbliche in collaborazione con i privati e che propongono valide soluzioni sia sul piano economico che su quello di una più idonea strutturazione del modello abitativo tanto in rapporto all’organizzazione spaziale quanto alla formazione di comunità.
Un modello, quello dell’abitare condiviso, non certo nuovo e originale, che rivendica soluzioni capaci di incentivare forme di solidarietà e di convivenza alternative e che si sta sviluppando non solo per ragioni economiche ma anche in controtendenza ai modelli di individualismo diffusi nelle società occidentali, volti a privilegiare modi di abitare basati sulla tutela della privacy del singolo e dell’eventuale nucleo di appartenenza a scapito della dimensione collettiva. Tutto questo emerge dagli esempi selezionati nel numero insieme alla constatazione che il tema dell’abitazione condivisa riguardi molteplici e variegate realtà esistenziali, per le quali è necessario che la cultura architettonica contemporanea si attivi facendo sì che quelli che ad oggi appaiono solo come timidi tentativi e aggiustamenti dei modelli residenziali tradizionali si traducano in una svolta culturale, figurativa e tipologica più radicale.

Rigenerare le periferie urbane: Ricerche, strategie, progetti

De Cesaris, A., Mandolesi, D. (a cura di), Rigenerare le periferie urbane: Ricerche, strategie, progetti, Edilstampa, Roma 2016

Il volume raccoglie gli esiti di una giornata di studi organizzata presso la facoltà di Architettura dell’Università Sapienza di Roma, nella quale sono state poste a confronto le ricerche condotte in questi anni all’interno di HousingLab e del Dipartimento di Architettura e Progetto della Facoltà di Architettura sul tema della rigenerazione delle periferie con le strategie adottate e i progetti realizzati in altri contesti nazionali e internazionali. Aperta alla partecipazione dei diversi attori – dal ricercatore, al progettista, all’imprenditore, al politico –, il volume, rivolto in particolare agli amministratori pubblici, fornisce una raccolta in forma sintetica di casi e proposte concrete, in Italia e all’estero, da cui trarre preziosi spunti e indicazioni per intervenire nelle periferie delle nostre città e in particolare a Roma. La casistica delle proposte, dei temi e degli ambiti di intervento, ampia e articolata, fornisce infatti un interessante panorama dei diversi modi di trasformare i luoghi meno risolti della città. A fattor comune la riduzione degli sprechi a partire dalla valorizzazione, integrazione, riattivazione dell’esistente anche con azioni minimali con cui è possibile creare nuovi assetti e scenari urbani.

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“Residenze Collettive” Manuale di progettazione

Dall’Olio L., Mandolesi D., “Residenze Collettive” Manuale di progettazione, Tecno Tipo, Mancosu Editore, Roma 2014

Dopo un’introduzione, a firma di entrambi gli autori, la trattazione affronta nello specifico e separatamente le residenze universitarie (Dall’Olio) e le residenze per anziani (Mandolesi), le più diffuse e rappresentative per dimensioni e articolazione funzionale e, pertanto, salvo eventuale adeguamento normativo, validi riferimenti anche per la progettazione di altri tipi di organismi residenziali a carattere comunitario. Entrambe queste categorie muovono, infatti, dalla complessità tipologica e spaziale dovuta alla compresenza di una funzione strettamente residenziale e privata e di una collettiva per attività di vario tipo e con diversi gradi di condivisione. Ciò si esprime in una dialettica tra individuale e collettivo, tra privato e pubblico, tra riconoscibilità e differenziazione del proprio spazio di vita e necessaria omogeneità complessiva dell’organismo. Aspetti comuni anche alla ricerca sulle nuove forme della casa contemporanea, orientata alla definizione di modelli in grado di salvaguardare l’identità personale e favorire, al tempo stesso, integrazione e senso di partecipazione sociale. L’ obiettivo è offrire un utile supporto al progettista per quanto attiene alle problematiche di carattere organizzativo e agli aspetti di natura funzionale, uscendo dalla trattatistica classica per privilegiare la ricerca e la sperimentazione architettonica nel campo della residenza collettiva.

“Residenze collettive” è pubblicato nella Collana TecnoTipo – Sezione Tipologie, diretta da Francesco Cellini e Mario Panizza. Fine principale della collana è lasciare piena libertà inventiva al progettista orientandone le scelte fin dalla formulazione delle ipotesi iniziali e rifiutare l’abaco delle soluzioni astratte, per sovrapporre su un unico piano la lettura per prestazioni e la descrizione degli esempi. La verifica di ogni ipotesi progettuale passa quindi attraverso le opere realizzate, le uniche che permettono di acquisire conoscenze sull’organizzazione dell’impianto, senza perdere di vista la scelta, compiuta dal progettista, nella definizione reale. Inoltre, prevalendo il modello d’uso, il fattore di studio tipologico viene privilegiato rispetto a quello storico concentrandosi sulle opere moderne e sulla produzione contemporanea degli ultimi trenta anni. Il percorso proposto dal manuale si basa sulla distinzione tra ciò che è normato da standard e ciò che invece attiene alla risoluzione, più o meno innovativa, delle scelte formali, distributive e strutturali del progetto. Il supporto progettuale che questo manuale offre, traccia un preciso itinerario di riferimento: l’elenco delle parti e la loro descrizione dimensionale; la precisazione dei temi distributivi e le loro correlazioni; la sottolineatura delle invenzioni progettuali in rapporto alla qualità complessiva del prodotto architettonico.

Rigenerare le aree periferiche. Ricerche e progetti per la città contemporanea

De Cesaris, A., Mandolesi, D., Rigenerare le aree periferiche. Ricerche e progetti per la città contemporanea, Quodlibet, Roma 2015

La maggior parte dei quartieri della periferia romana sta vivendo una situazione di crescente degrado e disagio che va affrontata con urgenza e senza ulteriori rinvii attraverso interventi di riqualificazione mirati, in grado di garantire a tutti condizioni di vita dignitose a partire dal bene primario della casa e dal potenziamento dei luoghi di aggregazione e degli spazi pubblici. Roma possiede un vastissimo patrimonio di edifici residenziali, di cui una parte consistente è proprietà di enti pubblici, da ristrutturare, da adeguare dal punto di vista energetico e sismico, da integrare con nuovi servizi pubblici, da completare e riconnettere con opportune reti infrastrutturali al più ampio sistema metropolitano. Una grande risorsa immobiliare che si offre come luogo di sperimentazione sull’housing e sulla nuova dimensione metropolitana. Alla possibilità di sperimentazione su campo di buone pratiche di rigenerazione urbana e di confronto con esperienze già attuate con successo in altre città europee, si rivolge questo volume, presentando una selezione dei lavori di ricerca e delle proposte elaborati da HousingLab, DiAP, Sapienza Roma, su una campionatura di aree e quartieri residenziali romani che vanno dalla periferia consolidata alla periferia diffusa. Tra questi: il Pigneto, Tor Bella Monaca, Corviale, Giardinetti.

LEGGI UN ESTRATTO DAL VOLUME

Rigenerare Tor Bella Monaca

M. Calzolaretti, D. Mandolesi (a cura di) Rigenerare Tor Bella Monaca, Quodlibet, Roma 2019

Il volume presenta i risultati del seminario “La Rigenerazione dei quartieri di Edilizia Residenziale Pubblica. Il caso di Tor Bella Monaca a Roma” con le proposte elaborate da gruppi di ricerca di sei università italiane. Quartiere costruito nella periferia est di Roma, tra il 1982 e il 1984, Tor Bella Monaca è stato considerato un caso studio di riferimento per individuare linee guida e ipotesi progettuali per il rinnovamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, realizzato nella città tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta. Quartieri, per lo più di grandi dimensioni, posti ai margini tra città e territorio agricolo, con caratteri urbani e architettonici chiaramente riconoscibili rispetto ai tessuti urbani circostanti. Lo studio condotto all’interno di un programma di Ricerca PRIN s’inquadra pertanto nell’ambito della ricerca internazionale sulle modalità d’intervento urbano e edilizio all’interno della città costruita. “Costruire sul costruito” è lo slogan che lo caratterizza. La rigenerazione costituisce oggi, senza dubbio a livello europeo uno dei principali strumenti di rinnovo urbano utilizzati non solo per eliminare il degrado, ma anche per non occupare e urbanizzare altro suolo, riusando l’esistente, salvaguardando i valori ambientali ancora presenti, trasformando i quartieri in ambienti urbani sostenibili.

Architettura per l’accoglienza. Il progetto del nuovo CivicoZero nel quartiere San Lorenzo a Roma

Bochicchio L., Mandolesi D., Architettura per l’accoglienza. Il progetto del nuovo CivicoZero nel quartiere San Lorenzo a Roma, Edilstampa 2019

Il volume raccoglie i risultati del contratto di ricerca tra Save the Children Italia Onlus e il Dipartimento di Architettura e Progetto (DiAP) della Sapienza Università di Roma per lo “Studio di adeguamento funzionale e l’assistenza tecnica alla redazione del progetto di ristrutturazione e riqualificazione dei locali situati in via dei Bruzi 16, a Roma”, condotto nel 2018, com l’intento di offrire un contributo al dibattito sui temi dell’accoglienza, ospitalità, inclusione, parole chiave sulla base delle quali è oggi indispensabile ripensare tanto l’architettura quanto il progetto della città. Accanto ad altre esperienze europee, il progetto del CivicoZero, un centro di accoglienza diurna per migranti minori non accompagnati realizzato a Roma nel quartiere San Lorenzo, viene presentato come caso esemplare, perché dimostra che è possibile vincere il degrado di alcune aree urbane unendo spirito di accoglienza, impegno sociale e attenzione alla qualità e bellezza degli spazi. Un esempio di buone pratiche per le sinergie stabilite tra l’organizzazione non governativa Save the Children e la Facoltà di Architettura dell’Università Sapienza di Roma, che hanno creduto nel valore aggiunto conseguente all’interazione tra la ricerca nel campo della progettazione architettonica e gli obiettivi umanitari dell’assistenza e della tutela dei diritti dei minori.

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Civico ZERO – Save The Children Italia Onlus

Studio per il progetto di riqualificazione edilizia e architettonica degli spazi situati ai numeri civici 16/a, 16/b e 16/c di via dei Bruzi a Roma per la realizzazione di un centro diurno per minori non accompagnati, per conto del proprietario Save the Children Italia Onlus

Contratto di ricerca in conto terzi tra il Dipartimento di Architettura e Progetto – Sapienza
Università di Roma – e Save the Children Italia Onlus
Responsabile scientifico: prof.ssa Domizia Mandolesi. Gruppo di lavoro: Leila Bochicchio
(assegnista di ricerca), arch. Pina Colamarino

Marzo – Novembre 2018

Esito del lavoro è stata la trasformazione di un ex officina per la lavorazione dei materiali plastici, situata nel quartiere San Lorenzo, nel CivicoZero, un Centro di accoglienza diurna per minori migranti non accompagnati, inaugurato e aperto al pubblico a ottobre 2018. Dal 3 maggio 2021 il Centro, ampliando la propria offerta a ragazzi e ragazze dai 14 ai 21 anni, è un luogo di integrazione e uno spazio di ascolto dedicato ai Giovani del Municipio II di Roma Capitale, gestito dalla Cooperativa Sociale CivicoZero Onlus in collaborazione con Magliana Solidale.

Un caso esemplare quello del CivicoZero perché dimostra che è possibile vincere il degrado di alcune aree urbane unendo spirito di accoglienza, impegno sociale e attenzione alla qualità e bellezza degli spazi. Un esempio di buone pratiche per le sinergie stabilite tra l’organizzazione non governativa Save the Children e la Facoltà di Architettura dell’Università Sapienza di Roma, che hanno creduto nel valore aggiunto conseguente all’interazione tra la ricerca nel campo della progettazione architettonica e gli obiettivi umanitari dell’assistenza e della tutela dei diritti dei
minori.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

Velux

La luce naturale nel progetto degli edifici residenziali e scolastici: parametri geometrico compositivi influenti e verifica della concreta aderenza alle soglie normative nazionali ed europee

Contratto di ricerca in conto terzi tra il Dipartimento di Architettura e Progetto – Sapienza Università di Roma – e VELUX Italia S.p.A. Responsabili scientifici: prof.ssa Domizia Mandolesi e prof. Massimo Zammerini; gruppo di lavoro: Favia Magliacani (assegnista di ricerca)

Luglio 2023 – Dicembre 2024

È noto, e i recenti sviluppi delle neuroscienze lo confermano, che esista uno stretto rapporto tra gli aspetti fisiologici e neurofisiologici dell’uomo, le caratteristiche architettoniche e le condizioni ambientali del contesto in cui si trova. La luce rappresenta il principale stimolo per regolare, nelle diverse fasi della giornata, funzioni biologiche chiave come i livelli ormonali, il sonno e il metabolismo.
Considerando che oggi, più che nel passato, l’uomo tende a svolgere le proprie attività quotidiane principali in ambienti interni, risulta evidente come un corretto apporto di luce naturale sia necessario non solo per garantire il benessere visivo, ma anche in vista delle conseguenze che può determinare sullo stato emotivo e psicologico degli individui, contribuendo a farli sentire a proprio agio e a offrire sollecitazioni sensoriali e psicologiche.
Le principali leggi nazionali sulla luce naturale in edilizia risalgono a quasi 50 anni fa (decreti del Ministero della Salute del 05.07.1975 e del 18.12.1975). Sebbene per l’epoca fossero pionieristiche, e ancora oggi apprezzabili, non sono mai state realmente applicate. Il risultato è un patrimonio edilizio, sia quello esistente che quello in via di costruzione, con livelli di qualità dell’aria e illuminazione naturali sconosciuti e troppo spesso al di sotto dei minimi igienico-sanitari richiesti dalla legge italiana e dalle moderne e più ambiziose normative europee.

Obiettivo del lavoro è stato l’analisi del fenomeno illuminotecnico in rapporto alle caratteristiche geometriche, formali e compositive di uno spazio architettonico per individuare i fattori e gli elementi influenti su una corretta quantità, distribuzione e qualità di luce naturale in base alle attività svolte e in ottemperanza alle prescrizioni normative nazionali ed europee. Il campo di indagine è stato circoscritto allo spazio domestico e agli spazi per la formazione, le due tipologie edilizie dove generalmente si trascorre il maggior numero di ore nell’arco della giornata e dove il corretto apporto di luce naturale, oltre ad essere fondamentale, costituisce un diritto primario.

La ricerca è rivolta a decisori pubblici, progettisti, tecnici dell’amministrazione pubblica preposti alle verifiche normative per l’approvazione dei progetti edilizi, imprenditori e professionisti del settore immobiliare, nonché studiosi nel campo dell’architettura per informarli sugli ampi effetti benefici della luce naturale sulla qualità degli ambienti interni, e per guidarli in una progettazione consapevole guidarli nel rispetto delle prescrizioni normative vigenti.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

Velux

Studio per l’elaborazione di un documento integrato come strumento in grado di fornire ai progettisti nozioni teoriche e contenuti pratici direttamente applicabili in progetti di edifici di edilizia residenziale e scolastica, che inducano al rispetto fattuale delle soglie europee e nazionali in materia di luce naturale

Contratto di ricerca in conto terzi tra il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia
dell’architettura – Sapienza Università di Roma – e VELUX Italia S.p.A. Responsabile scientifico:
prof.ssa Domizia Mandolesi

Settembre 2025 – Giugno 2026

Roma – Melbourne

Executive Protocol of the General Agreement for Cooperation between Sapienza
University of Rome (Italy) and University of Melbourne (Australia)

Responsabili scientifici: prof.ssa Domizia Mandolesi per la Sapienza Università di Roma, prof.
Masa Noguchi per l’Università di Melbourne

2012 – 2018

Tema di ricerca: “Sperimentazioni architettoniche con l’impiego di tecnologie di prefabbricazione a secco nel campo dell’housing”.
L’obiettivo è stato lavorare su modelli abitativi basati su un numero ridotto di componenti edilizi capaci di generare una vasta gamma di articolazioni volumetriche, evitando la ripetitività dei tipi edilizi. In particolare, sono due i principali temi di lavoro: la ricerca di una qualità architettonica corrispondente al bisogno di personalizzazione e di modificazione della casa nel tempo; il controllo dell’intero ciclo di vita del manufatto, dalla realizzazione all’uso fino alle possibilità di riciclo dei componenti e materiali impiegati.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

  • De Cesaris, A., Mandolesi, D., Modular, sustainable and customized: projects for contemporary home. In: Zemch 2012 International Conference pp. 697-706, Glasgow: ZEMCH Network

https://www.zemch.org/zemch_design_workshop_and_studio/workshop_melbourne_2018

IBA Parkstad 2013-2020

International Studio “IBA Parkstad 2013-2020. Design strategies for transforming Cross- Border regions”

International Academies-Research Unit (PEP Amsterdam, Delft University of Technology,
Eindhoven University of Technology, Hasselt University, Zuyd Hogeschool Maastricht, RWTH
Aachen, Politecnico di Milano, Università IUAV di Venezia, Architettura Sapienza Roma),
Coordinatore: Jo Coenen
Responsabile scientifico del gruppo di Roma: Domizia Mandolesi

2016 – 2018

Per la prima volta nella sua storia, l’IBA ha operato fuori dai confini tedeschi a Parkstad, una coalizione di otto municipalità della provincia di Limburg a sud dell’Olanda, al confine con la Germania, una regione che per storia, cultura e posizione geografica possiede uno spirito transfrontaliero. Il gruppo di ricerca ha portato avanti nell’ambito di questo progetto un’azione sperimentale integrata di rilancio della regione, volta a promuovere interventi di rigenerazione basati sul riequilibrio ecologico, sociale e urbano. Questa azione è stata declinata secondo tre strategie principali: Flexible City, per la riqualificazione e riuso temporaneo degli edifici; Energy City per il passaggio alle energie rinnovabili e alternative; Recycle City per il riuso dei materiali, delle acque e dei rifiuti.

Il caso specifico di Parkstad può costituire un esempio di un metodo di lavoro, applicabile ad altri contesti europei, per la creazione di sistemi e processi territoriali intelligenti. Il lavoro del gruppo si è concretizzato in due occasioni di lavoro principali. Il primo con un incontro/dibattito e un workshop di progettazione dal titolo: “Iba International Studio Revitalisation By Reconciliation Design Strategies For Cross Border Regions” che si è svolto dal 19 al 22 settembre 2016 all’IUAV di Venezia. All’iniziativa hanno partecipato tutti i gruppi di lavoro appartenenti alle università coinvolte; a conclusione una mostra dei risultati alla Fondazione Querini Stampalia che si è tenuta il 27 novembre nell’ambito delle manifestazioni culturali in occasione della 15. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

  • J. Coenen, IBA Parkstad 2013-2020: riconciliare, ricomporre, rigenerare, in “l’industria delle costruzioni” n. 452/2016, pp.106-115, Edilstampa, Roma 2016
  • J. Coenen, D. Mandolesi, Strategies of transformation of transborder territories in Europe, in O. Carpenzano, R. Cherubini, A.I. Del Monaco, DiAP nel Mondo. Visioni internazionali / DiAP in the World. International Vision, pp. 61-75, Sapienza Università editrice 2020

Roma – Parigi

Densità e processi di densificazione Roma – Parigi

Sapienza Università di Roma – ENSA Paris-Belleville.
Responsabili scientifici: prof.ssa Domizia Mandolesi (PDTA Housing – Sapienza, Roma),
prof.ssa Cristiana Mazzoni (Laboratoire IPRAUS – ENSA Paris-Belleville)

2021 – 2025

Obiettivo del lavoro di ricerca sul tema delle densità e dei processi di densificazione in atto nella maggior parte dei territori europei è quello di esplorare possibilità alternative di habitat flessibili a densità variabile, capaci di stabilire relazioni più equilibrate anche con le aree non urbanizzate spesso presenti all’interno e ai margini dei centri urbani.
Superandone il concetto di mero parametro tecnico-quantitativo tipicamente urbanistico, la densità viene intesa come parametro qualitativo in grado di misurare l’intensità delle relazioni tra le persone e la qualità spaziale degli insediamenti, divenendo strumento di controllo del progetto di trasformazione sostenibile della città e del paesaggio.

Nella struttura fisica dello spazio abitato, la densità si manifesta nella variazione dei rapporti tra pieni e vuoti, nel modo di articolarli e distribuirli per accogliere le diverse attività quotidiane; progettare in quest’ottica significa assumere un punto di vista diverso che non parte dall’oggetto, ma dall’intensità delle relazioni tra gli oggetti dando valore alla qualità dei vuoti.
Ciò premesso, sono state individuate cinque aree, situate in diverse zone della città di Parigi e inserite nel quadro delle politiche di trasformazione in corso nell’ Île-de-France, nelle quali proporre interventi di densificazione, che interpretano non solo in termini quantitativi ma soprattutto in chiave morfologica e spaziale le questioni legate alla “densità”.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RéSoie

Architettura vernacolare. Modelli di abitare tra dimensione urbana e rurale

Partecipazione al Réseau scientifique et pédagogique RéSoie, direttrice: prof.ssa Cristiana
Mazzoni (ENSA Paris-Belleville)

2025

RICERCA DI ATENEO – Residenza per anziani

Manuale di progettazione della residenza per anziani

Coordinatore responsabile: Domizia Mandolesi

Ricerca di Ateneo federato finanziata

2008

Nel quadro di un rinnovato interesse della cultura architettonica italiana per il tema dell’abitazione, la ricerca è stata finalizzata alla redazione di uno strumento in grado di indirizzare il progettista di una residenza per anziani al fine di superare i limiti e la rigidità di quei tipi edilizi considerati “speciali” per privilegiare l’innovazione tipologica e la qualità dello spazio architettonico nel rispetto dei suoi abitanti. Come espressione di un concetto di abitare più generale, basato sulla compresenza di una funzione strettamente residenziale eprivata con una comunitaria, la residenza per anziani è stata considerata maggiormente adatta a indagare l’organizzazione dello spazio domestico in un’ottica inter-scalare, dall’alloggio all’edificio al quartiere alla città, e a concentrare l’attenzione sugli elementi di relazione secondo una logica improntata ai principi di flessibilità e adattività.

Questa peculiarità accomuna la ricerca sulla residenza per anziani a quella più generale sulle nuove forme della casa contemporanea, orientata alla definizione di modelli in grado di salvaguardare l’identità personale e favorire, al tempo stesso, integrazione, senso di partecipazione e condivisione di spazi, attività e momenti di socialità. Gli esiti del lavoro sono stati raccolti in un manuale sulle residenze per anziani, pensato con un taglio originale non solo come utile supporto al progettista per quanto attiene alle problematiche di carattere organizzativo e agli aspetti di natura funzionale, ma soprattutto come guida, ricca di stimoli e utili riflessioni, alla ricerca e alla sperimentazione architettonica di qualità nel campo della residenza collettiva.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RICERCA PRIN – Roma

Rigenerazione dei tessuti urbani marginali. Strategie e metodi per uno sviluppo sostenibile. Applicazione ai tessuti della dispersione e agli interventi di edilizia residenziale pubblica. Casi-studio a Roma

Coordinatore nazionale: prof. Gabriele Neri. Responsabile unità di Roma: prof. Marta Calzolaretti – HousingLab, DiAP, Sapienza Roma. Componenti dell’unità di Roma: Alessandra De Cesaris, Domizia Mandolesi

Ricerca PRIN finanziata

2009 – 2011

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RICERCA DI ATENEO – Roma Rigenerazione urbana

Rigenerazione urbana ed edilizia: l’integrazione tra tessuti residenziali, sistemi di trasporto e reti di servizio per quartieri accessibili ed ecosostenibili. Strategie di intervento nella città di Roma

Responsabile scientifico: Domizia Mandolesi. Componenti il gruppo ricerca: Alessandra De Cesaris, Anna Giovannelli, Antonino Saggio

Ricerca di ateneo finanziata

2012

Obiettivo del lavoro è stato contribuire a processi virtuosi di sviluppo sostenibile dell’area metropolitana di Roma, superando la logica di interventi episodici ed estemporanei e riportando la trasformazione urbana all’interno di un processo unitario, basato su azioni integrate relative a: l’edificato; le reti di trasporto e dei sottoservizi; gli spazi verdi e i luoghi pubblici all’aperto. Sono stati individuate pertanto alcune aree della periferia romana dove ipotizzare interventi di rigenerazione di tipo integrato a partire dal tessuto residenziale per individuare strategie da applicare soprattutto agli spazi vuoti. In particolare, sono stati considerati quartieri campione del tessuto della città di Roma in condizioni differenti, dalla periferia consolidata alle aree marginali con caratteristiche tipiche dello sprawl, per ipotizzare azioni sull’accessibilità, sulla rete delle connessioni ai diversi livelli (carrabile, pedonale, mobilità alternativa), sulle relazioni tra edificio, strada, spazio pubblico, verde.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RICERCA DI ATENEO – Roma Pigneto e Giardinetti

Metodi e strategie di trasformazione per tessuti urbani accessibili ed ecosostenibili. Studi e proposte per due quartieri della periferia romana

Responsabile scientifico: Domizia Mandolesi. Componenti il gruppo ricerca: Alessandra De Cesaris

Ricerca di ateneo finanziata

2014

La ricerca prosegue il lavoro finanziato nel 2012. L’obiettivo è stato individuare soluzioni e strategie progettuali a partire su due quartieri romani (Pigneto e borgata Giardinetti), che potranno costituire un riferimento per applicazioni a situazioni analoghe anche in altri contesti. Oggetto di studio e di intervento per ciascun quartiere sono stati:

  • Il sistema delle connessioni e degli spazi vuoti al fine di rafforzare identità e senso di appartenenza degli abitanti
  • Le reti della mobilità, i nodi di scambio, i parcheggi al fine di ridurre il traffico veicolare e l’inquinamento ambientale, introducendo sistemi di trasporto alternativi ed eco-compatibili
  • Le reti dei sotto-servizi al fine di incrementare l’efficienza e la sostenibilità ambientale dei quartieri
  • I tessuti edilizi al fine di provvedere alla riqualificazione e all’ adeguamento energetico degli edifici
  • Il sistema delle connessioni e degli spazi vuoti al fine di rafforzare identità e senso di appartenenza degli abitanti

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RICERCA DI ATENEO – Emergenza casa Roma

Emergenza casa a Roma: flussi migratori e nuove forme di povertà. Esempi, strategie, soluzioni abitative flessibili e sostenibili

Responsabile scientifico: Domizia Mandolesi. Componenti del gruppo di ricerca: Alessandra De Cesaris, Laura Valeria Ferretti, Francesca Giofrè, Antonino Saggio

Ricerca di Ateneo finanziata

2016

Quello dell’emergenza casa è un fenomeno in atto da diversi anni nel nostro paese, da quando sono venuti meno gli investimenti pubblici nel settore del social housing; fenomeno aggravato da un lato dalla recessione economica e dall’aumento della disoccupazione, dall’altro dall’incremento esponenziale dei flussi migratori causati da guerre, persecuzioni, povertà.
La ricerca ha avuto come obiettivo quello di individuare strategie a lungo termine e buone pratiche di intervento che, a partire dal disagio abitativo, ripensino le tipologie e l’articolazione dell’attuale offerta residenziale nel suo complesso, individuando soluzioni abitative sperimentali e sostenibili sul piano economico. L’ipotesi è quella di trasformare l’emergenza casa legata all’accoglienza degli immigrati e delle fasce deboli della popolazione in un’opportunità per la riqualificazione del tessuto urbano, attraverso innesti diffusi , capaci di riattivare edifici e luoghi abbandonati o sottoutilizzati nella città di Roma.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RICERCA DI ATENEO – Cohousing

Soluzioni abitative in tempi di crisi: il “cohousing”. Esempi, sperimentazioni, modelli progettuali

Responsabile scientifico: Domizia Mandolesi. Componenti del gruppo di ricerca: Alessandra De Cesaris, Leila Bochicchio (assegnista di ricerca)

Ricerca di Ateneo finanziata

2018

La ricerca architettonica contemporanea sul tema della casa, a parte qualche eccezione, sembra essere ancora legata a modelli tradizionali per quanto attiene alla struttura dell’alloggio, sostanzialmente invariata sia nell’organizzazione interna che nelle relazioni con l’intorno. Uno degli aspetti ancora irrisolti e poco indagati è quello relativo a una dimensione collettiva e condivisa dell’abitare, con la conseguente mancanza di una più ampia riflessione progettuale capace di generare luoghi per abitare insieme. Mancano strategie che sappiano intrecciare il privato e il pubblico, sfumando le soglie sempre più nette tra il proprio spazio di vita e quello altrui, proporre livelli differenziati di privacy, creare funzioni da condividere, luoghi intermedi dove potersi relazionare.

Con l’obiettivo di colmare questa carenza la presente ricerca individua il proprio oggetto di studio nel “cohousing”, inteso come forma di abitare collaborativo, un modello in grado di fornire soluzioni maggiormente aderenti agli stili di vita contemporanei tanto in rapporto all’organizzazione dello spazio domestico quanto alla formazione di comunità.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RICERCA DI ATENEO – Housing e densità urbana

Housing e densità urbana. Modelli spaziali e standard abitativi per la trasformazione sostenibile delle città e dei territori nei contesti europei

Responsabile scientifico: Domizia Mandolesi. Componenti del gruppo di ricerca: Rosalba Belibani, Massimo Zammerini, Flavia Magliacani (dottoranda)

Ricerca di Ateneo finanziata

2020

La ricerca nasce dalla volontà di comprendere meglio le logiche di trasformazione che regolano gli attuali processi di sviluppo urbano, sempre più condizionati dal fenomeno inarrestabile dell’inurbamento, e improntate a modelli socio-economici globalizzati che producono habitat omologati, indifferenti a specifiche appartenenze geografiche e culturali.
Una condizione che richiede un’attenta riflessione disciplinare sui modelli architettonici e insediativi per poter individuare possibili alternative al modello di sviluppo attualmente dominante e cercare di riportare l’uomo con la propria sfera emozionale al centro del progetto e della trasformazione dello spazio urbano. L’abitazione, intesa come unità base della struttura urbana, e la densità, come parametro qualitativo e strumento di progetto, sono dunque l’oggetto del lavoro di ricerca. L’obiettivo è studiare modelli residenziali in cui il tema della densità, intesa non solo come parametro tecnico-quantitativo tipicamente urbanistico, ma come parametro qualitativo in grado di misurare intensità delle relazioni tra le persone e qualità spaziale degli insediamenti, possa divenire strumento di controllo nel progetto di trasformazione sostenibile della città. Il campo di indagine è la città europea contemporanea con particolare riferimento alle aree metropolitane di Roma e Parigi. La prima per la ricchezza e varietà dei tessuti urbani e delle relative tipologie, edilizie nel corso della storia, la seconda per i numerosi progetti attualmente in atto volti alla densificazione urbana con soluzioni che propongono diversi gradi densità in considerazione del rapporto tra aree centrali e cinture periferiche. Il metodo di lavoro è analitico deduttivo basato sulla comparazione tra casi studio nelle due realtà urbane oggetto di indagine.

PUBBLICAZIONI E ALTRI ESITI DELLA RICERCA

RICERCA DI ATENEO – Housing and urban transformation in Europe

Housing and urban transformation in Europe. Policies, strategies, architectural and urban patterns for sustainable and inclusive habitats

Responsabile scientifico: Domizia Mandolesi. Componenti del gruppo di ricerca: Carmelina Bevilacqua, Alessandra De Cesaris, Laura Ricci, Alessandro Di Egidio (dottorando), Flavia Magliacani e Margherita Meta (assegniste di ricerca)

Ricerca di Ateneo finanziata, in corso di svolgimento

2024

Negli ultimi anni le politiche abitative in Europa hanno subito un incremento ponendosi al centro degli interventi di rigenerazione e densificazione urbana. Le ragioni di questa attenzione sono molteplici, tra queste: la necessità di offrire un patrimonio residenziale rispondente ai mutati stili di vita; la domanda, in crescita a causa della crisi economica, di alloggi a costi contenuti anche da parte di categorie sociali diverse da quelle generalmente considerate fragili; la ricerca di soluzioni tipologiche e insediative capaci di ridurre i consumi energetici e l‘impatto ambientale; l’effetto trainante del bene casa per l’economia di alcuni contesti urbani. L’insieme di questi aspetti delinea uno scenario molto articolato di non facile risoluzione, sollecitando la ricerca nell’ambito della progettazione architettonica e urbanistica a compiere studi aggiornati sugli spazi per abitare, in gradi di individuare soluzioni virtuose e forme insediative alternative.

La proposta di ricerca si inserisce in questo contesto ponendo a confronto una selezione di esperienze nel campo dell’housing, individuate nelle principali città europee, per mettere in relazione le istanze legate all’abitare con le conseguenti riflessioni e soluzioni sul piano architettonico e urbanistico.
L’ obiettivo è redigere una sorta di atlante critico ragionato per voci tematiche che possa porsi a beneficio di un progetto di housing inclusivo e sostenibile, in grado di rispondere alla domanda espressa da una società come quella attuale, che è sempre più difficile distinguere in categorie senza cadere in semplificazione e in errori che si ripercuoterebbero poi nella vita e nella gestione degli stessi edifici e dei quartieri.

TESI DI LAUREA – Flavio Cirillo

REINVENTIAMO SAN LORENZO


Studente

Flavio Cirillo

Relatore

Domizia Mandolesi

TESI DI LAUREA – REINVENTIAMO SAN LORENZO


LA PROPOSTA PROGETTUALE

La presente proposta di tesi tiene conto di molteplici istanze: le prescrizioni del PRG vigente, le aspettative della pubblica amministrazione e dei cittadini espresse nel “Programma di rigenerazione urbana: reinvenTIAMO San Lorenzo”, e le istanze economiche dei proprietari delle aree e di eventuali investitori. Si propone la realizzazione di edifici di carattere residenziale, cosi come previsto dal PRG, di cui però solamente il 35% di residenze “tradizionali”, mentre il restante 15% recepisce le indicazioni del Programma 2019, ed è destinato dunque all’”abitare di carattere innovativo strettamente accessorio e strumentale alle funzioni principali”: 14 residenze per un abitare temporaneo e non, destinate a studenti, professionisti, artigiani, e poste in comunicazione diretta con gli ambienti di lavoro/workshop/studio sottostanti, per un nuovo abitare “casa-bottega” che possa propugnare e promulgare uno stile di vita alternativo strettamente correlato alle contemporanee forme di “cohousing”. Il 35% della SUL destinato invece alle residenze di carattere tradizionale non determina alcun consumo di suolo poiché queste ultime sono previste sospese al di sopra dell’area di intervento su due piloni cilindrici. Un ulteriore 25% viene poi destinato alle attività espositive/culturali (auspicate anch’esse dal Programma 2019): un centro espositivo con l’obbiettivo di recepire le istanze dei cittadini in merito alla necessità di una degna rappresentazione della distruzione provocata proprio a San Lorenzo dai bombardamenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale. Allo svago e all’aggregazione sociale vengono inoltre destinati 9.000,00 mq adibiti a parco pubblico e 3.200,00 mq destinati invece allo spazio pubblico, sotto forma di una piazza lineare gradonata di collegamento pedonale da Viale dello Scalo di San Lorenzo a Via dei Messapi. Infine 10.000,00 mq vengono destinati a parcheggio pubblico e 2.000,00 mq a parcheggio privato a servizio delle nuove residenze, realizzabili sfruttando le potenzialità offerte dal dislivello di 8,00 m che intercorre tra la Via dei Messapi e il Viale dello Scalo di San Lorenzo.

L’ABITARE ALTERNATIVO

Le residenze dell”Abitare alternativo” si declinano nel progetto in “cellule” abitative aggregate in “mini-clusters” all’interno di un telaio d’acciaio ancorato ad una trave Vierendeel in cemento armato. In tal modo viene garantita la visibilità dalle unità abitative pre-esistenti dell’area verde prevista esattamente al di là della nuova edificazione. Se dunque viene ricostituito un secondo fronte continuo, questo si qualifica però come fronte permeabile. Ogni cluster condivide uno spazio esterno superiore ed uno spazio interno polifunzionale accessibile dall’esterno. Quest’ultimo può essere adoperato come spazio dedicato allo studio per i mini-cluster per studenti, o come spazio abitativo aggiuntivo (cucina-pranzo, area di soggiorno, area studio/ lavoro) per le altre aggregazioni. Le abitazioni rientrano dunque nella categoria del co-housing, che costituisce già di per sé una concezione dell’abitare “alternativa”, soprattutto all’interno della realtà italiana, ancora molto legata a forme di abitare tradizionali.

ALLOGGI PER UN ABITARE TEMPORANEO

I clusters dedicati all’abitare temporaneo sono intesi per studenti o per professionisti di vario tipo che abbiano la necessità di risiedere nella città e di disporre contestualmente di uno spazio di lavoro. Le unità che vanno a comporre tali clusters sono costituite dalla “cellula base” di 25,00 mq e presentano due posti letto, un piano d’appoggio/cucina centrale, ed un bagno privato. Le tre unità condividono poi un primo spazio superiore coperto dedicato allo studio o al lavoro (corredato da uno spazio esterno), ed infine un ulteriore spazio dedicato al lavoro posto all’interno dell’edificio lineare sottostante.

ALLOGGI PER ARTIGIANI E PROFESSIONISTI

I cluster per “artigiani e professionisti” sono costituiti da unità abitative ottenute tramite il raddoppiamento della “cellula base” (superficie interna di 50,00 mq). Tale raddoppiamento avviene sia “in verticale” (duplex) che “in orizzontale” dando luogo a due differenti categorie: abitazioni su un unico livello e abitazioni su due livelli (ottenute tramite la collocazione all’interno del telaio strutturale in acciaio di due “cellule base” poste in collegamento da una scala coperta esterna). Così come per la tipologia precedente, anche queste abitazioni presentano degli spazi condivisi volti non solo ad ottenere una maggiore qualità della vita, ma soprattutto ad incentivare un nuovo stile di vita incentrato sul principio della condivisione e del binomio casa-lavoro. Le abitazioni infatti presentano uno spazio condiviso dedicato ad attività di svago e alla convivialità (quindi zona di soggiorno aggiuntiva, area cucina-pranzo) ed uno spazio condiviso dedicato invece all’attività lavorativa, adatto sia a realtà di piccolo artigianato (presenti ad oggi nel lotto d’intervento), che a realtà professionali di diverso tipo (avvocati, architetti, commercialisti ecc.).

INQUADRAMENTO
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TESI DI LAUREA – Alessandro Di Egidio

MODELLI DI COHOUSING URBANO


Studente

Alessandro Di Egidio

Relatore

Domizia Mandolesi

TESI DI LAUREA – MODELLI DI COHOUSING URBANO-RIQUALIFICAZIONE DI UN EDIFICIO A LISBONA


LA PROPOSTA PROGETTUALE

Il cohousing è una particolare forma di vicinato in cui ciascun nucleo familiare ha un’abitazione, ma condivide con altri nuclei servizi e strutture aggiuntive. Non impone una collaborazione, né è una forma di comune in cui tutti i beni materiali sono condivisi e tutte le attività sono fatte insieme. Nella società attuale, caratterizzata da pluralità, imprevedibilità e frammentazione, il cohousing potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella ricompattazione del tessuto sociale e residenziale, portando gli individui ad avere cura delle loro necessità e dell’ambiente in cui vivono. L’abitare è un fenomeno identitario, che condiziona e influenza abitudini e percezioni degli individui. L’inurbamento, studiato dalla sociologia della città dall’inizio del secolo XX, ha provocato forme di isolamento sociale e di indifferenza agli eventi (attitudine blasé); questo è fortemente dovuto alla nuova forma delle case, che si impaginano in appartamenti contigui ma solitari, e all’incapacità di reagire ad una enorme moltitudine di stimoli che vengono dalla molteplicità di relazioni che l’individuo si trova, anche suo malgrado, a fronteggiare, provocando delle forme di insofferenza interazionale. Proprio nel contesto delle città, allora, il condividere degli spazi con un piccolo gruppo di persone potrebbe ricucire un tessuto oggi dilaniato, permettendo una timida via d’uscita alla segregazione, con lo sviluppo di nuovi legami di amicizia e di accettazione, oltre che di integrazione socio-culturale; contestualmente avvierebbe anche quel processo di cambiamento dei costumi della società occidentale necessario all’attuazione delle politiche di sostenibilità di cui l’ordine mondiale ha bisogno.

STATO DELL’ARTE
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TESI DI LAUREA – Valentina Giuliano

HOUSING SOCIALE A FORMIA


Studente

Valentina Giuliano

Relatore

Domizia Mandolesi

TESI DI LAUREA – HOUSING SOCIALE A FORMIA


LA PROPOSTA PROGETTUALE

INQUADRAMENTO
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VILLINI 2.0 – PIGNETO

CONCORSO DI IDEE COOPERATIVA TERMINI – VILLINI QUARTIERE PIGNETO ROMA


Gruppo di progettazione

Leila Bochicchio

Alessandro DiEgidio

Pina Colamarino

CONCORSO DI IDEE RIQUALIFICAR FACENDO – COOPERATIVA TERMINI

La Società Cooperativa Termini ha bandito nel dicembre 2018 un concorso di idee relativo a tre aree nel quartiere Pigneto, ad oggi in stato di degrado e in disuso, inserite nel complesso residenziale realizzato negli anni ’20 sul modello della città giardino. Il complesso, denominato “Villini”, è dotato di un insieme di caratteri specifici, essendo stato realizzato in base a un unico progetto urbanistico ed essendo composto, salvo marginali eccezioni, da abitazioni isolate bifamiliari, conformi ai tre tipi previsti dall’originario progetto architettonico. La Società Cooperativa Termini, costituita il 31 maggio 1919, ha come scopo l’amministrazione dei beni di proprietà comune dei soci, la cura e la conservazione del complesso residenziale, la tutela dell’unitarietà e della qualità urbana e ambientale. In particolare l’amministrazione dei beni comuni deve: salvaguardare la qualità urbanistica e architettonica del complesso, con particolare riguardo per l’omogeneità estetica e per la conformità al progetto originario; valorizzare la qualità abitativa intesa come insieme di requisiti di salubrità, quiete, contenimento del carico urbanistico; conservare e migliorare il patrimonio verde dell’area, creando spazi di aggregazione a disposizione degli abitanti per favorire iniziative di socializzazione.

Sulla base di questi valori è nata l’idea di promuovere un concorso di idee con oggetto il recupero delle aree oggi in disuso. I concorrenti sono stati invitati a presentare un progetto relativo a tre aree in regime di comunione di beni oggi abbandonate. I beni in oggetto sono inseriti nel complesso residenziale, qualificato “città storica” nel PRG del Comune di Roma. Il valore storico è accresciuto dalla presenza dell’edificio denominato “Torretta”, preesistente alla costruzione dei villini.

La caratterizzazione del complesso deriva da un insieme di elementi: la disposizione degli edifici con i rispettivi giardini, l’uniformità della rete delle strade interne, l’omogeneità dei singoli fabbricati, che nella stragrande maggioranza conservano le caratteristiche originarie. Tutto ciò premesso è stato richiesto ai partecipanti di redigere progetti in grado di limitare l’impatto ambientale, finalizzati all’efficienza energetica, al miglioramento della salute, del comfort e della qualità di vita degli abitanti.

La destinazione d’uso era un carattere discrezionale nel bando, i progettisti pertanto avevano la possibilità di concepire e indirizzare il progetto in maniera autonoma, fatte salve le prescrizioni urbanistiche e le normative vigenti. Un sondaggio tra i soci della cooperativa suggeriva comunque alcune indicazioni di gradimento circa le destinazioni d’uso da adottare. Le preferenze erano espresse come segue:

ABITATIVO 46,67 % – ( di cui Villini 61,54% / Appartamenti 38,46%)

SERVIZI 42,22 % – (di cui Sportivi 31,43% / Sanitari 25,71% / Istruzione 22,86% / Direzionale 20,00%)

ARTIGIANATO ……………………………. 11,11%


LA PROPOSTA PROGETTUALE – VILLINI 2.0

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Rapporto con il tessuto edilizio circostante e definizione spaziale dell’area
In linea con il tessuto edilizio limitrofo, la soluzione proposta adotta un impianto a carattere puntiforme. Per la riqualificazione e lo sviluppo futuro dei lotti vacanti è stato infatti immaginato un sistema misto di residenze e attività artigianali o commerciali di vicinato, reinterpretazione, in chiave contemporanea, della “città giardino” e dell’unità tipologica del villino.
Il progetto prevede pertanto di insediare tre unità edilizie in continuità con lo spazio pubblico di Piazza Copernico: i tre villini di nuova concezione sono collocati sul lotto seguendo le regole della lottizzazione novecentesca.
Come le tipologie storiche, i tre elementi derivano tutti da un unico modello di base: sono identici per dimensione e si differenziano tra loro solo per la diversa giacitura e per alcuni dettagli di facciata, arretramenti volumetrici, bucature.
Il dislivello presente nell’area è trasformato dal progetto in espediente per guadagnare una spazialità urbana complessa e multiforme. Arrivando al sito da Via Pomponio Mela si accede, infatti, alla piazza pedonale, vivacizzata dalle attività che occupano i piani terra dei “nuovi villini”, caratterizzata da nuove piantumazioni, elementi di arredo urbano e una pavimentazione uniforme che ingloba la torretta preesistente nel sistema generale. Da Via Pasanisi, invece, attraverso un ingresso carrabile, si accede alla porzione del lotto situata ad una quota inferiore rispetto a Piazza Copernico; questa è reinterpretata come spazio vuoto e di respiro urbano a servizio del quartiere, con parcheggi, verde pubblico e playground, utilizzabile e allestibile per piccoli eventi e manifestazioni.

HOUSING SEESTADT ASPERN – Vienna


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promotore privato

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

Una serie di volumi paralleli dallo sviluppo prevalentemente longitudinale occupa un esteso lotto nella zona sud-est dell’area di Seestadt Aspern. Gli slittamenti planimetrici dell’impianto determinano il formarsi di una serie di corti interne, di attraversamenti e visuali variabili. Le varie parti del complesso sono connesse tra loro da un asse di attraversamento nord-sud che attraverso spazi di percorrenza, corridoi interni, terrazze e spazi aperti e accessibili irrora l’intero complesso. La struttura spaziale di base, lineare e semplice, permette una notevole flessibilità interna, con la presenza di una grande varietà tipologica degli appartamenti e un conseguente elevato mix sociale degli abitanti. La corte interna, uno spazio semi pubblico, è il cuore del complesso che lo connette alle aree limitrofe; su di essa si affacciano le aree comuni che occupano i piani terra degli edifici. L’impiego di un sistema di tamponamenti prefabbricati in legno ha assicurato la sostenibilità ecologica ed economica della costruzione nonché tempi di realizzazione brevi. Allo stesso tempo la struttura puntiforme in cemento ha assicurato la necessaria flessibilità delle piante.  


Approfondimenti

Progettisti: Querkraft
Architekten zt gmbH
Berger+Parkkinen

Luogo: Vienna

Anno: 2013/2015

WOHNPROJECT – Vienna


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condivisione alta

promotore pubblico/privato

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

Alla fine del 2009 un gruppo di privati cittadini viennesi si è autonomamente organizzato per dar vita ad una comunità abitativa, intenzionata a condividere uno spazio residenziale dal punto di vista non solo spaziale ma anche sociale e organizzativo, per trarre i maggiori vantaggi possibili da uno stile di vita comunitario. Il ristretto gruppo di 15 persone si è organizzato in incontri mensili, spesso frequentati anche da altre persone interessate. Sin dalla nascita del progetto, l’organizzazione comprendeva professionisti del campo dell’architettura (componenti dello studio Einszueins Architektur) , che hanno avuto un ruolo decisivo nell’organizzazione e gestione dell’operazione immobiliare.

I lotti liberi ed edificabili, a Vienna come in molte capitali europee, hanno un prezzo di mercato pressoché inaccessibile per i singoli investitori privati; pertanto fu evidente al gruppo la necessità di un sussidio da parte della municipalità comunale per avviare il progetto. Tale sussidio poteva essere ottenuto attraverso la partecipazione ad un concorso pubblico di progettazione, da parte di progettisti e promotori disposti a partecipare al piano. Era infatti essenziale, per l’avvio del programma, accedere ai sussidi pubblici per ridurre il costo del lotto e assicurare prestiti a tasso agevolato, entrambi fattori garantiti dalla partecipazione della municipalità all’iniziativa.

Il gruppo pertanto ha iniziato a cercare un partner finanziario (individuato nella Schwarzatal Housing Association ) e un lotto adatto al programma (individuato nel quartiere della Stazione Nord, dove erano attivi concorso di progettazione per cohousing promossi dalla municipalità e dove i lotti liberi potevano corrispondere, per dimensioni, alle esigenze del progetto). Per l’a partenza’avvio del progetto ogni associato ha aderito versando in un fondo privato una quota di 570 euro/mq. La cooperativa è stata pertanto finanziata con quote di ingresso per l’acquisizione di porzioni di proprietà da parte dei futuri abitanti. Dal 2013 il complesso è in uso come una proprietà privata condivisa. La WOHNPROJECT WIEN opera come associazione proprietaria ed ente di gestione del manufatto. Il complesso può essere immesso sul mercato solo in blocco e i singolo appartamenti non possono essere venduti dai residenti; in caso di uscita la proprietà torna all’associazione.

Wohnproject si basa su un modello “sociocratico” come unica forma decisionale e organizzativa degli abitanti. Il complesso autofinanzia due appartamenti solidali per coloro che non potrebbero aderire al progetto secondo la formula economica prevista. Gli appartamenti hanno un tasso di affitto ridotto e specifiche regole di allocazione e sono rivolti a rifugiati, famiglie monoparentali, studenti. L’ auto-organizzazione e autodeterminazione della comunità è il cuore centrale dell’operazione sotto ogni punto di vista. Fin dalla fase di progetto, con la prefigurazione del layout degli appartamenti e degli spazi comuni da parte degli abitanti, poi con la creazione di un sistema di mobilità comune e di un orto e con un regime proprietario condiviso dell’intero edificio e non dei singoli appartamenti.


Approfondimenti

https://www.einszueins.at/

Progettisti: EINSZUEINS ARCHITEKTUR

Luogo: Vienna

Anno: 2011/2013

Budget: 6.500.000 €

LIVING TOGETHER – Vienna


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promotore pubblico/privato

temporaneità ciclica

utenza selezionata

Descrizione

Il complesso Living Together a Vienna comprende 53 appartamenti sovvenzionati, 3 appartamenti condivisi e 2 appartamenti socio-pedagogici. L’intervento è risultato di una convenzione tra pubblico/privato promossa dall’ente Heimbau – Eisenhof. Heimbau è un’associazione fondata nel 1953 che attualmente conta circa 8.800 membri e gestisce circa 8.640 appartamenti, 100 ristoranti e 7.750 posti auto. La costruzione di appartamenti sovvenzionati è la missione principale dell’associazione ma una grande attenzione è rivolta anche alla manutenzione del patrimonio edilizio esistente.  Heimbau e Eisenhof sono cooperative edilizie senza scopo di lucro, soggette alle rigide regole del Wohnungsgemeinnützigkeitsgesetz e si differenziano dai promotori privati, prettamente orientati al mercato e al profitto.  Il Wohnungsgemeinnützigkeitsgesetz regola, tra l’altro, i canoni e i tempi di affitto che possono essere pattuiti con i locatari.  Heimbau e Eisenhof hanno come missione la costruzione di appartamenti economici di alta qualità.  Sono enti “sponsorizzato” dal settore pubblico, che concede sussidi per l’abitazione per tramite contributi finanziari all’acquisto e sovvenzioni per l’affitto mensile.

In questo caso specifico il costo di costruzione del complesso è stato del 15% inferiore a quello medio dell’edilizia non sovvenzionata, come anche i costi di vendita e locazione risultano più bassi della stessa percentuale rispetto ai valori del libero mercato. Questo grazie a una legge comunale, la Vienna Housing Subsides Law, che definisce il tetto massimo per costi di costruzione e affitto per questo genere di interventi.

L’intervento è rivolto a nuclei familiari con una particolare attenzione a bambini socialmente svantaggiati di età compresa tra 2 e 18 anni, che condividono gli appartamenti familiari. L’impianto architettonico mira a facilitare e favorire processi di appropriazione e autodeterminazione degli spazi condivisi, attraverso la moderazione da parte di personale specializzato. Ciò avviene in particolare in uno spazio specifico e dedicato, la room of options, posta al piano terra e interpretata dai progettisti come spazio flessibile e trasformabile, cerniera tra dentro e fuori e tra gli abitanti del complesso.


Approfondimenti

altri progetti dello stesso promotore https://www.nextroom.at/actor.php?id=285&inc=bauwerk

Progettisti: Froetscher Lichtenwgner architects

Luogo: Vienna

Anno: 2016

Budget: 7.628.000 €

IVRY SUR SEINE – Parigi


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promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza selezionata

Descrizione

La capacità complessiva dell’intervento è di 400 persone, di cui 50 appartenenti ad una comunità rom già presente nell’area e sprovvista di soluzione abitativa; il programma offre una soluzione temporanea, con permanenza degli ospiti compresa tra i 3 ed i 6 mesi, in una costruzione a carattere transitorio, con previsione di funzionamento estesa a 5 anni. L’area di progetto è un ampio ambito ex-industriale (90.000mq) in attesa di trasformazione a sud della città, appena fuori dal Boulevard Périférique; in questo territorio la ONG Emmaus Solidarité ha promosso la realizzazione di un complesso dal carattere per quanto possibile ospitale e familiare. La progettazione, condotta da Atelier Rita Architecture, si è ispirata in tal senso a una nozione del “risiedere” generalmente condivisibile, senza eccezioni culturali o geografiche: lo spazio dell’abitare è infatti concepito come alternanza e compresenza di componenti semi-pubbliche e private, di aree di socialità e ambiti di personale o familiare introversione. Secondo questo concetto, il campo si organizza spazialmente come un piccolo villaggio, raccolto attorno ad un cuore centrale, composto da 8 iurte, e organizzato in una serie di padiglioni residenziali disposti perimetralmente.

I nuclei centrali, dalla vocazione collettiva, rimandano nella forma e materiali alle abitazioni mobili dei popoli nomadi dell’Asia ma sono reinterpretati come stanze polivalenti; attorno ad esse un ampio spazio libero può essere usato dai residenti, per i giochi dei più piccoli, lo svago e l’incontro tra gli adulti. La porzione abitativa si sviluppa invece secondo un sistema di casette a schiera, disposte su due livelli e servite da ballatoi esterni. I moduli, realizzati con sistema prefabbricato in legno, sono stati prodotti off-site mentre sul sito venivano ultimate le opere di urbanizzazione. Ciò ha consentito la costruzione del centro in un periodo complessivo di soli 4 mesi di cantiere, lasciando aperta la possibilità di reimpiegare moduli e componenti, una volta terminata la programmazione temporale del complesso di Ivry sur Seine.


Approfondimenti

https://www.atelierrita.org/architecture

Progettisti: Atelier RITA Architecture

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2017

EMMAUS SOLIDARITE – Parigi


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promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza selezionata

Descrizione

Il centro per orientamento e accoglienza temporanea di Parigi-Port de la Chapelle è stato aperto nell’ottobre 2016 nell’are di un ex-magazzino per stoccaggio merci a nord della città, all’interno del Boulevard Périférique e poco distante dal parco La Villette. Il progetto, pubblicamente finanziato, promosso e gestito dalla ONG Emmaus Solidarité, è stato curato da Julien Beller, specializzato in architetture temporanee, sperimentatore di adattamenti e riconversioni in contesti transitori o precari. Transitoria è anche la soluzione che la struttura ha messo in campo: essa era destinata all’accoglienza di breve termine di soli uomini, per un periodo compreso tra i 5 e 10 giorni; la stessa area di progetto è stata resa disponibile per un ridotto arco temporale (due anni) al termine del quale il centro è stato rimosso per la prevista trasformazione del sito in un campus universitario.

Beller ha fatto del vincolo temporale il caposaldo del progetto: con l’ulteriore limite di un incarico affidatogli a soli 5 mesi dalla prevista apertura del campo e con la prospettiva di una ridotta vita temporale dell’edificio, ha gestito un’area di 12.000 mq, 5.000 dei quali coperti e condizionati, attraverso un sistema completamente prefabbricato, di agevole e veloce realizzazione, predisposto per essere dislocato e riutilizzato in altro luogo. Il programma generale si suddivideva in due ambiti distinti: il primo, raccolto sotto un gigantesco padiglione gonfiabile, per una superficie di 900 mq, funzionava come luogo di prima accoglienza e informazione, aperto non solo a migranti ma a chiunque avesse esigenza di supporto alloggiativo o di assistenza sanitaria; all’interno pallone uno stabile realizzato tramite l’assemblaggio di container per trasporti ospitava le funzioni di servizio mentre il restante spazio al coperto era disponibile per un uso polivalente.

Il secondo ambito, quello prettamente alloggiativo, riservato a migranti in transito o richiedenti asilo, trovava sede all’interno del fabbricato preesistente. Qui Beller ha tentato di segmentare la spazialità dell’ampio e anonimo deposito, per riprodurre, attraverso un salto di scala, la amicale dimensione di una zona residenziale: gli spazi alloggiativi, per un totale di 400 posti, espandibili a 600, sono stati organizzati in 8 “quartieri”, ognuno con capacità di 50 posti letto distribuiti in case da 4 persone e serviti ciascuno da 6 bagni condivisi con doccia. I quartieri erano organizzati planimetricamente come semplici stecche, reinterpretazione in chiave effimera di un sistema di case a schiera; l’elementare ed economico sistema costruttivo delle cellule abitative, in alcuni casi realizzate con impalcatura metallica e tamponamenti in teli di pvc, in altri con elementi in legno assemblabili, oltre ad aver assicurato la veloce realizzazione e il possibile reimpiego di tutti i componenti, ha permesso numerose variazioni, spaziali e cromatiche, tra le singole unità e tra gli insiemi compatti che esse definivano. Colori diversi nelle finiture, un sistema segnaletico progettato ad-hoc per un agevole orientamento interno, permettevano di distinguere e caratterizzare le 8 zone, all’interno delle quali gli ospiti erano raggruppati per omogeneità linguistica. Il centro ha cessato di funzionare, per essere dismesso, il 31 marzo 2017.


Approfondimenti

Progettisti: Julien Beller

Luogo: Parigi (Francia)

Anno: 2016

RIUSO TRANSITORIO

La temporaneità come possibile soluzione strutturale: Parigi e l’accoglienza dei migranti.

Gli interventi a cui di seguito si rimanda, presenti in atlante, sono stati individuati nel contesto della capitale francese e realizzati per fornire supporto alloggiativo a migranti e persone senza fissa dimora. L’omogeneità geografica non è casuale; identificare esempi nel medesimo territorio permette di riconoscere, se presente, la strategia generale a essi sottesa. Le realizzazioni individuate sono tutte localizzate all’interno del perimetro del Boulevard Périférique, viale a grande scorrimento che abbraccia la porzione più centrale della conurbazione metropolitana di Parigi.

Nelle grandi città europee tale scelta è spesso impraticabile, vista la scarsità di lotti edificabili liberi e il loro conseguente alto valore commerciale. Insediare nei centri urbani attività di accoglienza, per loro natura estranee a logiche di profitto, rappresenta dal punto di vista economico un’operazione non sostenibile per gli organi pubblici e ancor di più per le
organizzazioni non governative; Parigi in tal senso non rappresenta un’eccezione. Per ovviare a tale impedimento e non esiliare i centri di accoglienza nella mal servita condizione delle estreme periferie, la municipalità della capitale francese ha coniugato la progettazione e realizzazione di alcuni centri di asilo con le politiche urbane per la gestione degli ambiti di trasformazione della città.

La temporaneità è l’espediente che ha reso possibile la localizzazione degli interventi in siti centrali: se, infatti, l’acquisizione di lotti e l’insediamento di edifici esclusi dalle leggi del mercato immobiliare risulta in tali contesti operazione finanziariamente troppo onerosa, la transitoria occupazione dei siti non pone simili condizioni proibitive.

I progetti individuati si trovano quindi in lotti centrali, coinvolti da previsione di operazioni immobiliari future; come noto i tempi delle trasformazioni urbane non sono certo contratti ed è proprio tra lo stato attuale di inutilizzo e lo scenario futuro prospettato che si collocano le iniziative riportate. Grazie a questo espediente, la destinazione d’uso temporanea per centri di accoglienza, rappresenta una tappa intermedia ricorrente nella programmazione delle iniziative di riqualificazione urbana.

In base al codice dell’urbanistica nazionale, è inoltre possibile prevedere in via eccezionale la costruzione di edifici di carattere transitorio anche su lotti classificati come non edificabili dalle norme locali, questo in presenza di una condizione di urgenza o del carattere di pubblico interesse dell’intervento.

In questo quadro normativo la DIHAL (delegazione interministeriale per l’accoglienza e l’accesso all’abitare) ha pubblicato nel 2015 un opuscolo esplicativo dal titolo “abitare temporaneo, una soluzione per l’accoglienza” redatto da Guillame Hannou (architetto progettista del CHU-La Promesse de l’Aube) e Julien Beller (architetto progettista del centro di Port de la Chapelle) e indirizzato alle associazioni non governative, con lo scopo di fornire tutte le indicazioni utili per ottenere un permesso di costruire precario, tramite cui insediare centri di accoglienza su sedimi non edificabili. L’eccezione alla regola sembra trasformarsi sempre più in norma strutturale nel quadro della gestione dell’accoglienza a Parigi.

Adattare un edificio preesistente o un lotto libero a un’attività di ospitalità, si rivela comunque un’operazione costosa e non immediata, fattore non compatibile con la disponibilità solo transitoria dei beni in questione. In aggiunta, la destinazione d’uso spesso a carattere non residenziale delle preesistenze, qualora disponibili, e il conseguente notevole impegno ai fini del riadattamento, rappresenta un ostacolo supplementare. Gli edifici insediati in maniera temporanea negli spazi urbani disponibili e i riadattamenti realizzati all’interno delle preesistenze, sono quindi pensati anch’essi come sistemi transitori, predisposti per essere celermente smantellati una volta giunto il momento di avviare le operazioni di cantiere per gli sviluppi a venire.

Essendo la permanenza provvisoria e breve il presupposto alla base delle operazioni, i progetti sperimentano soluzioni costruttive leggere, removibili ed economiche; sono ideati per essere insediati in brevissimo tempo in sito, tramite cantieri a secco, e per essere allo stesso tempo velocemente dismessi e trasferiti in altro luogo.

La prefabbricazione agevola il contenimento dei costi e soprattutto permette il riutilizzo integrale di tutti i materiali e componenti.

ACCOGLIENZA TEMPORANEA

Il discorso sull’accoglienza e quello sull’emergenza residenziale, sembrano oggi indissolubilmente legati a quella che comunemente è definita “emergenza migratoria”, ma che appare sempre più una realtà non transitoria ma strutturale, dalle cause e ricadute di portata planetaria. In questo ambito la classificazione dei soggetti è il primo passo a monte di tutte le strategie di tipo operativo messe in campo. Quest’azione imprescindibile a livello amministrativo, finisce inevitabilmente col definire luoghi dalle precise caratteristiche: il sistema di accoglienza nel nostro paese si configura ad esempio, dal punto di vista spaziale,quale diretta ricaduta delle distinzioni operate a monte, in base allo status dell’individuo e ai connessi diritti che può o meno vantare.

Non è purtroppo concezione diffusa che la localizzazione e la qualità dei luoghi deputati all’ospitalità, indipendentemente dallo stato di diritto di coloro che si trovano a usufruirne, siano una componente essenziale nell’erogazione di un servizio che possa essere, ad ognuno dei livelli considerati, effettivamente, e non solo nominalmente, accogliente. Salubrità, comfort, funzionalità e bellezza, come valori ricercati ed ambiti nel vivere privato, dovrebbero essere a maggior ragione assicurati in quei luoghi collettivamente preposti ad insediare coloro che al vivere privato non possono, momentaneamente o permanentemente, accedere.

Un approccio spaziale alla questione, molto probabilmente non del tutto risolutivo, sarebbe comunque efficace per superare l’idea che i luoghi per l’accoglienza debbano essere esclusivi, indirizzati cioè a ben definite e circoscritte categorie di fruitori, finendo, ironia della sorte, con l’essere escludenti.

Il sistema dell’accoglienza (pubblico) appare inadeguato ad assolvere la sua funzione, anzi si dimostra spesso in grado di accentuare fenomeni di esclusione e segregazione e di inasprire il conflitto sociale. In questo contesto generale possiamo ancora rintracciare esperienze che confermano come l’opportuno insediamento di strutture per l’accoglienza non solo rappresenti il mezzo per fornire un supporto adeguato e dignitoso in materia di emergenza abitativa, ma possa innescare sviluppi virtuosi nel panorama urbano, attivare ambiti dismessi, favorire dinamiche sociali di tipo collaborativo .

Con ciò non si vuole sostenere che l’appianamento di problematiche ampie e complesse quali la ricezione dei migranti, il sostegno ai senza tetto, l’esclusione e ghettizzazione di individui su base etnica, possa risiedere esclusivamente in soluzioni spaziali. E’ innegabile però che l’apporto della disciplina al miglioramento delle condizioni alloggiative emergenziali sia tanto necessario quanto auspicabile.

La cura dello spazio costruito, infatti, dall’edificio all’ambiente urbano, è inconfutabilmente uno dei mezzi più efficaci per veicolare e rendere effettiva una condotta (personale, sociale, giuridica, amministrativa e politica) finalizzata alla cura dell’individuo.

Gli interventi a cui di seguito si rimanda, presenti in atlante, sono stati individuati quali esemplificazione di come gli spazi transitori di accoglienza possano rappresentare un campo di sperimentazione e di prova per l’abitare collaborativo e a basso costo.

STRATEGIE SPAZIALI

Le strategie sono proposte a partire dall’analisi delle tipologie edilizie presenti nei contesti urbani, allo scopo di fornire dei modelli e degli stimoli progettuali. Vengono di seguito evidenziati alcuni elementi suscettibili di trasformazione o reinterpretazione nella logica di inserire degli spazi condivisibili dalla collettività abitante. Tali schematizzazioni sono state estrapolate dai progetti che compongono l’atlante di tale ricerca, a cui si rimanda per una più completa comprensione.

A. CONNETTIVO ABITABILE

Estendere e reinterpretare il sistema distributivo

Gli spazi di distribuzione verticale ed orizzontale negli edifici possono rappresentare un ambito ricco di opportunità per progettare nuovi spazi condivisi. Si può pensare di intervenire sugli appartamenti , articolandoli in modo da creare tagli differenziati e da garantire spazi condivisi adiacenti allo sviluppo del corpo scala. Si tratta di una azione progettuale da poter attuare tanto sull’esistente quanto nei casi di progetti ex novo.

Volumi connettivi

Edifici tra loro separati e distanti sono collegati da servizi comuni e condivisi. Accessi stradali o collegamenti ai piani superiori implementano il programma e contribuiscono ad una innovazione tipologica.

Piastra sospesa

Tra gli spazi condivisi che possono collegare edifici diversi vi è quello di uno spazio in-between tra l’attacco al suolo ed i piani superiori. Questa piastra-terrazza si può configurare come uno spazio per attività all’aperto e per l’accesso a specifici servizi di prossimità o di quartiere, in grado di garantire anche una presenza di flussi esterni oltre a quelli dei condomini stessi.

B. BANDE ATTIVE

Basamento attrezzato

Il piano terra degli edifici può essere caratterizzato dalla presenza di spazi condivisi dai residenti; questi, data la particolare posizione, a contatto con la strada e l’esterno, possono anche essere aperti alla fruizione cittadina. Nel caso degli edifici a corte, l’attacco a terra che abbraccia lo spazio aperto condiviso genera un forte senso di identità ed appartenenza.

SOCIAL HOUSING COMMUNITY ORIENTED


1. la convocazione dei futuri assegnatari delle case di edilizia pubblica prima della realizzazione/ristrutturazione dell’edificio permette la progettazione partecipata degli spazi comuni e possibilità di personalizzazione degli alloggi privati
2. durante la fase di progettazione partecipata, si realizzala la possibilità, per i futuri residenti, di conoscersi e imparare a collaborare; ciò favorisce lo sviluppo di una rete di servizi co-gestiti, mutualità e relazioni interpersonali nel contesto dell’edilizia popolare

L’ediliza economica e popolare è generalmente connessa, nell’opinione comune, a un’immagine negativa dell’abitare, segnata da un degrado diffuso, di natura spaziale e sociale. All’entusiasmo dei beneficiari per le operazioni promosse dagli istituti di promozione dell’edilizia residenziale pubblica in tutta Europa, è seguita sovente la delusione per la qualità dello stile di vita che era stato offerto. Il quartiere popolare è stato quindi percepito come un contesto da cui escogitare una fuga o nel quale rassegnarsi alla povertà paralizzante e all’invisibilità sociale.

La ricerca sociologica che ha indagato sui quartieri di edilizia pubblica ha inoltre rilevato problemi di criminalità, commercio di droga e conseguente vulnerabilità urbana, risultanti dalla emarginazione degli insediamenti dal contesto – e dal concetto – della città. Il fallimento è imputato, più che al progetto architettonico, alle soluzioni urbanistiche adottate e alla qualità del processo di realizzazione, che spesso si è interrotto in seguito alla costruzione degli edifici, lasciando incompiuti gli spazi esterni e quelli destinati a servizi. Il disagio relativo all’edilizia pubblica è esacerbato dalle caratteristiche socio-economiche degli attuali abitanti – e richiedenti –, differenti da quelle della popolazione per cui era stato ideato il prototipo di edilizia sociale. Di fatto sono aumentati i fenomeni di esclusione sociale dovuti alla crescente percentuale di disoccupazione che determina difficoltà economiche e senso di frustrazione.

Il problema dell’alloggio popolare è una questione sociale che può, come ha già fatto, generare effetti perversi, se non gestita adeguatamente: la concentrazione spaziale di una popolazione socialmente omogenea, e sempre più spesso in conflitto per l’eterogeneità culturale, determina negli abitanti la percezione di uno stigma sociale, che può esasperare lo scontento già trasmesso dal contesto costruito o provocare risposte violente.

L’insufficienza pubblica nella gestione degli spazi urbani amplifica il senso di abbandono e di degrado, alimentando un circolo vizioso di non rispetto delle regole di convivenza che condiziona i comportamenti degli abitanti stessi, con il conseguente ed ovvio peggioramento progressivo della situazione. La riluttanza e l’insofferenza crescente nei confronti dei propri vicini, dai quali ci si scherma sentendosi eccessivamente esposti, porta alla segregazione forzata nelle proprie mura invece che alla generazione di un contesto dinamico e condiviso di quartiere.

Per invertire la direzione di crisi in cui vertono le periferie, risulta quindi di cruciale importanza la soluzione dei problemi di interazione tra abitanti e contesto e tra abitanti stessi; negli ultimi anni sono stati proposti dei modelli alternativi di gestione in grado di incrementare la possibilità del dialogo costruttivo tra vicini, alimentando anche l’economia collaborativa, più nota come sharing economy.

CONCORSO PUBBLICO

1. la selezione di siti che fanno parte del patrimonio pubblico da destinare come luoghi per concorsi di housing condiviso permette di veicolare capillarmente le forme di abitare partecipativo in differenti contesti urbani
3. la presentazione pubblica dei progetti redatti per i lotti oggetto del concorso permette la diffusione e facilita la promozione delle buone pratiche nel tessuto sociale
2. la definizione dei criteri di selezione e di vittoria da parte dell’amministrazione pubblica promotrice permette di poter determinare a monte le caratteristiche spaziali e sociali cui il progetto dovrà rispondere
4. i gruppi vincitori acquisiscono il diritto di superficie del lotto per cui hanno redatto la proposta concorsuale in base a condizioni economiche più favorevoli rispetto a quelle del libero mercato

Una delle cause per cui i progetti di cohousing restano oggi limitati prevalentemente a pochi gruppi già intenzionati è riscontrabile nella scarsa diffusione mediatica del fenomeno. Nelle città dove questo è argomento di discussione e promozione a livello amministrativo, si registra invece una quantità maggiore e sempre in crescita di casi in cui è applicato il modello dell’abitare collaborativo. La strategia di bandire dei concorsi pubblici che prendono in esame alcune porzioni selezionate di patrimonio pubblico per la realizzazione di tali progetti assume quindi una doppia valenza: da un lato coinvolge infatti tutti i soggetti già sensibili al tema, chiamati a proporre delle soluzioni per aggiudicarsi il lotto, dall’altro ne estende la conoscenza ad un pubblico più vasto, stimolando anche la fiducia verso una tipologia che è considerata destinata solo a determinati gruppi ed estranea alla normalità della quotidianità.

La formula del concorso pubblico è sicuramente una delle più efficaci che le città possono attuare per favorire la diffusione del fenomeno. La scelta delle parcelle pubbliche da destinare alla competizione permette di veicolare capillarmente le forme di abitare partecipativo in differenti contesti urbani, con scopi che possono variare dal completamento di un tessuto compatto alla densificazione di quartieri di espansione. Anche qui il valore dell’operazione si pone su due livelli: mentre si genera un’offerta variegata di soluzioni spaziali – l’insediamento nella città consolidata comporta dei vincoli e delle caratteristiche differenti rispetto a quello in un contesto meno denso – si permette al fenomeno di diffondersi e agire su sedimi diversificati, estendendo i luoghi che potranno confrontarsi con l’esperienza tangibile di un modello ancora solo vagamente conosciuto e scarsamente adottato.

RIUSO DI EDIFICI ABBANDONATI

1. aumentare la pressione fiscale sugli immobili abbandonati per incoraggiarne la ristrutturazione
2. concedere incentivi, monetari o fiscali ai promotori di progetti di abitare condiviso in edifici e luoghi abbandonati o dismessi


“È come se la storia fosse diventata sovversiva. Il passato ha in sé troppa esperienza e perciò è meglio dimenticarlo e ricominciare di nuovo. Ma, come scoprono tutti, non si può fare così con la storia. Rifiuta di scomparire. Se si cerca di cancellarla riemerge in forma orribile”. Si può applicare il senso di questa riflessione di Tariq Ali contenuta nel saggio “Un’altra storia” alla realtà attuale dei centri urbani e al corso della loro evoluzione. Non è raro trovare nel tessuto consolidato delle città contemporanee edifici in disuso, negletti e vandalizzati, buchi neri della città che acuiscono la percezione di insicurezza e di degrado.

In assenza dell’intervento pubblico, talvolta l’iniziativa volta a riqualificare e riattivare gli edifici abbandonati è venuta dal basso, sotto forma di illegale occupazione. Fermo restando che si tratta di una pratica fuori legge, è interessante soffermarsi sugli apporti positivi che ne derivano: dal punto di vista della gestione territoriale l’azione degli occupanti permette di preservare l’esistente e di conferirgli una nuova funzione, o di ripristinare quella originaria, innescando un parallelismo con la volontà dell’amministrazione di promuovere e praticare la rigenerazione urbana e limitare il consumo di suolo. Il conflitto che si instaura tra le amministrazioni delle città e i soggetti che si insediano illegittimamente, assume valenza legale ed economica: dal punto di vista monetario il problema si pone in quanto, spesso, chi occupa viene meno ai principi che regolano la città e le sue reti, ponendo su un piano alternativo, soprattutto per quanto riguarda utenze e tasse da corrispondere; dal punto di vista legale in quanto viene violato il principio della proprietà privata.

Anche se talvolta le rivendicazioni degli occupanti possono essere in linea con le politiche portate avanti a livello amministrativo, il soggetto pubblico non ha la facoltà di espropriare il bene conteso per renderlo accessibile alla popolazione, per poi concederne ad esempio la gestione secondo le modalità espresse in precedenza; tuttavia esistono strategie che le amministrazioni possono attuare per liberare dal possesso del privato alcuni edifici in disuso, per destinarli a rinnovata funzione. Tale pratica può rivelarsi vantaggiosa anche per il privato, nel caso di immobili la cui proprietà è divisa tra più persone – ad esempio più eredi – o di beni necessariamente da ristrutturare, operazione per la quale il singolo può probabilmente non disporre dei fondi necessari.

LOGGIA PANORAMICA

La riconsiderazione degli spazi condivisi come plus-valore all’interno di un programma di housing può rappresentare un’importante occasione per dotare gli edifici residenziali di ampi spazi all’aperto, fruibili da tutti i residenti. Tali spazi, oltre che nell’attacco a terra in forma di corte o giardino, possono essere guadagnati anche in quota, all’interno del volume costruito.

Senza dispendio di superficie utile, la realizzazione di un’ampia loggia collettiva può derivare dall’accorpamento e sintesi delle singole porzioni private che si realizzerebbero all’interno degli appartamenti. Può pertanto risultare conveniente rinunciare ad ambiti all’aperto ad uso esclusivo, dislocati nell’edificio, per realizzare una porzione di spazio condiviso tra tutti i residenti, che per dimensioni e impianto è caratterizzato da flessibilità e fruibilità di gran lunga maggiori rispetto a una tradizionale loggia, cortile o balcone privato.

Tale spazio, per dimensioni e collocazione, può rappresentare un importante ambito di soglia tra interno ed esterno oltre che un “frame” per incorniciare il contesto circostante e creare relazioni tra l’edificio e il sistema urbano in cui esso è inserito.

SISTEMA DIFFUSO DI QUARTIERE

Una moltitudine di edifici nelle città cela una serie di spazi inutilizzati o sottoutilizzati. In questa casistica possono rientrare sia spazi privati, domestici, sia spazi che per propria natura sono intesi come condivisi, ad esempio gli spazi di servizio, di distribuzione o le terrazze condominiali. Fenomeni come Airbnb o gli alberghi diffusi hanno già messo in luce il valore di tale asset.

Per far sì che questo hardware materiale, atomizzato e frammentato, possa funzionare come un sistema ed accogliere funzioni e servizi tra loro complementari, è necessario codificare la componente del software (piattaforme, sistemi di gestione, applicazioni) e coordinare il cosiddetto orgware (conoscenza, competenze e sensibilizzazione degli utenti) per dare senso e corpo ad una strategia integrata.

SPAZIO DI DISTRIBUZIONE DILATATO

Gli elementi della distribuzione verticale e orizzontale negli edifici residenziali possono rappresentare una importante opportunità per progettare ambiti condivisi tra residenti.

E’ in tal senso possibile intervenire sugli appartamenti, articolandoli in modo da garantire la creazione di spazi condivisi o condivisibili, adiacenti agli elementi di connessione e distribuzione. In tal modo verrebbero a crearsi ambiti flessibili, di volta in volta aperti e fruibili dallo spazio condiviso della distribuzione o da quello privato dell’abitazione, in base alle esigenze.

Il semplice ampliamento delle superfici destinate alla distribuzione, inoltre, permette di dedicare tali spazi ad un uso effettivo, saltuario o abituale: gli elementi della distribuzione orizzontale possono essere reinterpretati, per trasformarsi da mero spazio di passaggio a luogo abitato e animato. Si tratta di una azione progettuale da poter attuare tanto sull’esistente quanto nei progetti ex novo.

VOLUMI CONNETTIVI

Edifici tra loro separati e distanti possono essere collegati da volumi che alloggiano servizi comuni e condivisi, spazi dedicati alla comunità residente e/o fruibili dal pubblico. Accessi stradali o collegamenti ai piani superiori implementano il programma e contribuiscono ad una innovazione tipologica.

In questa soluzione l’attacco a terra, luogo per eccellenza di relazione tra edificio e città, si estende e si concretizza in volumi basamentali (o in quota) dalla spiccata autonomia funzionale e di immagine.

PIASTRA SOSPESA

Nella casistica degli spazi condivisi che possono collegare tra loro edifici distinti rientra la soluzione di uno spazio in-between posto tra l’attacco a terra dei volumi ed i piani superiori, o al livello della copertura.

La piastra-terrazza si può configurare come uno spazio per attività all’aperto e sede di accesso a specifici servizi di prossimità o di quartiere, in grado di garantire una presenza di flussi esterni oltre a quelli dei condomini residenti.

La piastra sospesa, pertanto, può configurarsi come una sorta di replica dell’attacco a terra, spazio per eccellenza di comunicazione tra edificio residenziale e contesto urbano.

FACCIATA ABITATA

La riconsiderazione degli spazi condivisi come plus-valore all’interno di un programma di housing  può esplicarsi anche su un fronte dell’edificio, interpretato come elemento di soglia e relazione tra interno ed esterno, tra pubblico, condiviso e privato. Sintetizzare gli elementi della distribuzione, gli ambiti ad uso condiviso dei residenti e gli spazi a fruizione pubblica all’interno di uno spessore di facciata, con uno sviluppo che ne impegni l’intera altezza, determina una rivoluzione funzionale e percettiva nel tradizionale schema degli edifici residenziali collettivi.

La facciata abitata si trasforma in tal senso in un buffer, uno spessore attrezzato che contiene connessioni e funzioni, in grado di realizzare, anche visivamente, un chiaro e ben delimitato spazio di dialogo: in primo luogo tra gli ambiti privati degli appartamenti e le aree semi-private dell’edificio e poi anche tra l’edificio e la città.

Questa soluzione può essere adottata in progetti ex-novo ma può anche rappresentare una possibile strategia per ridefinire, al loro interno e nel loro rapporto con la città, edifici esistenti caratterizzati da fronti ciechi o non pienamente risolti. Nella città consolidata il tema della facciata attrezzata può realizzarsi di fatto come un ampliamento, un elemento densificatore dallo spessore contenuto, giustapposto sull’esistente per implementarne e riconfigurarne il valore e gli usi.

ABITARE LA CORTE

L’edificio a corte offre per sua stessa natura e conformazione la possibilità di occupare lo spazio vuoto interno e centrale come luogo ideale per collocare funzioni e spazi condivisi.

Al di la del tradizionale uso dello spazio della corte come ambito collettivo all’aperto (speso ridotto a luogo di passaggio e di distribuzione ai corpi di fabbrica), esso può essere inteso come sede per corpi intermedi, realizzabili a terra come anche in quota; soglie e spazi di transizione tra interno ed esterno, tra la sfera privata, collettiva e pubblica.

MELROSE SHEDS – Pantin


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promotore privato

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

L’intervento è la riconversione di un magazzino, un tempo destinato allo stoccaggio di merci, in un complesso che ospita 10 alloggi e uno studio professionale. Situato vicino al canale Ourcq e ai Grands Moulins de Pantin, in un quartiere ex-industriale attualmente in trasformazione, l’edificio preesistente, già negli anni 50 si trovava in posizione interclusa tra altri fabbricati e occupava l’intera superficie del lotto (1000 m2). L’illuminazione degli interni era assicurata dalle aperture zenitali a shed, tipiche delle tipologie industriali. Nella prima parte del lotto un capannone di scarsa qualità architettonica, con un tetto in lamiera a doppia falda, è stato completamente demolito per fare spazio a un parcheggio a cielo aperto e a un’area di ingresso e distribuzione. Il secondo edificio, di maggiore pregio, è stato invece rimaneggiato e trasformato per ospitare la nuova funzione residenziale. La tipologia architettonica ha suscitato l’interesse dei progettisti: struttura metallica, illuminazione zenitale, possibilità di alterare lo schema spaziale esistente, per trarre vantaggio dalla sua specificità costruttiva e dai suoi generosi volumi. La soluzione progettuale ha optato per la demolizione della campata centrale della struttura pre-esistente, per permettere l’illuminazione dei due corpi di fabbrica in tal modo venutisi a creare ai due lati del vuoto. La corte interna allo stesso tempo si configura come distribuzione e accesso alle singole unità ma anche come spazio comune e condiviso tra abitanti. Dal punto di vista del processo, Melrose Sheds è un progetto di auto-promozione abitativa, nato dall’iniziativa degli stessi giovani progettisti.


Approfondimenti

http://www.desclicsetdescalques.fr

Progettisti: Des Clics et des Calques

Luogo: Pantin (Francia)

Anno: 2013

Budget: 1.180.000 €

BASAMENTO ATTREZZATO

Il piano terra degli edifici residenziali rappresenta spesso la sede delle relazioni con la città e la sfera pubblica, attraverso la frequente presenza delle attività commerciali in esso collocate.

Il tradizionale layout e utilizzo dell’attacco a terra dei complessi abitativi come sede per negozi o servizi può essere interpretato come opportunità per realizzare una più profonda ibridazione tra spazio della residenza e spazio urbano.

HUNZIKER AREAL – Zurigo


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promotore pubblico

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

Hunziker Areal è il primo progetto sviluppato dalla cooperativa di cooperative Mehr Als Wohnen, nata durante i festeggiamenti per i 100 anni di politica abitativa urbana cogestita tra l’amministrazione municipale e le cooperative di alloggi. Mehr Als Wohnen è un’organizzazione cogestita da esponenti delle cooperative, abitanti dei progetti realizzati e rappresentanti politici della città di Zurigo.

Il complesso sorge in un’area ex- industriale abbandonata, l’antica fabbrica di cemento Hunziker, per la quale la città di Zurigo cercava da tempo un acquirente. Alla fondazione di Mehr Als Wohnen, l’amministrazione della città ha scelto di cederle il diritto di superficie della parcella, incaricando la cooperativa di indire, insieme all’ufficio tecnico comunale per le costruzioni, un concorso di idee riguardante la lottizzazione e la progettazione dei singoli edifici. Lo studio associato Futuratrosch & DUPLEX architekten risulta vincitore della parte urbanistica, mentre per la realizzazione dei singoli lotti il progetto premiato viene rielaborato insieme agli architetti della cooperativa e agli studi che erano stati apprezzati in fase di gara. Così il quartiere di Hunziker Areal risulta unitario nella sua strutturazione planimetrica e nei principi urbani generali, ma eterogeneo nelle quinte urbane, nei caratteri architettonici e nella distribuzione interna degli edifici. Nel suo complesso il sistema conta 370 alloggi che ospitano oggi 1300 affittuari in una varietà di tagli differenti per favorire un’utenza mista; gli spazi comuni sono sia pubblici a scala di quartiere che condivisi esclusivamente dagli abitanti. L’Hunziker Areal è considerato un progetto pilota per quanto riguarda il modello del cohousing: oltre alla collaborazione fruttuosa con gli organi amministrativi e tecnici della città, nel processo è stato coinvolto anche l’ufficio federale dell’energia, poiché il complesso rispetta i canoni della Società a 2000 watts, un modello concepito dall’Università di Zurigo e promosso a livello nazionale.


Approfondimenti

https://www.mehralswohnen.ch/

https://duplex-architekten.ch/en/projects/more-than-living/

Progettista: Duplex Architekten, Futurafrosch GMBH, Arkitekturburo Sikag, Muller Sigrist Architekten, Pool Architekten, Muller Illien

Luogo: Zurigo, Svizzera

Anno: 2008-2015

Budget: 150.000.000  €

KALKBREITE – Zurigo


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promotore pubblico/privato

temporaneità ciclica

utenza generica

Descrizione

Il complesso Kalkbreite è stato realizzato su un’area precedentemente occupata da un deposito dei tram. A partire dal 1970 era nato un acceso dibattito tra l’amministrazione comunale e gruppi di portatori di interessi sull’eventualità di rifunzionalizzazione dell’area e sulla possibilità di integrare la destinazione residenziale con il deposito dei tram. Nel 2006 nasce la cooperativa Genossenschaft Kalkbreite, che in accordo con la municipalità ha ottenuto i diritti edificatori dell’area con l’impegno di costituire una comunità collaborativa e di realizzare un progetto caratterizzato da una ampia varietà di tipologie residenziali e di spazi di uso comune e pubblico.

Il complesso integra la preesistente funzione trasportistica, doppiando lo spazio urbano attraverso una corte in quota, pubblicamente accessibile, che sovrasta il deposito dei tram e distribuisce ai corpi residenziali. I primi tre livelli del complesso invece, che circondano e racchiudono il deposito, sono destinati a funzioni pubbliche, connesse e in stretta relazione con la città. Il sistema cosi articolato comprende pertanto al suo interno abitazioni, permanenti e temporanee, (tutte in affitto), case – atelier per artisti, bed&breakfast, attività culturali, asili nido, attività gastronomiche (bar e ristoranti), uffici e studi professioni dall’uso flessibile, un centro conferenze, negozi, supermercato e un cinema. Kalkbreite rappresenta un modello economico innovativo: una cooperativa imprenditoriale non-profit a proprietà indivisa che produce lavoro, occupazione ed introiti, reinvestiti nella gestione dell’edificio e delle sue attività.

Approfondimenti

http://www.muellersigrist.ch/arbeiten/bauten/wohn-und-gewerbesiedlung-kalkbreite-zuerich/

Progettisti: Müller Sigrist Architekten

Luogo: Zurigo (Svizzera)

Anno: 2009/2014

Budget: CHF 75 milioni

PORTO 15 – Bologna


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promotore pubblico

temporaneità ciclica

utenza selezionata

Descrizione

Il progetto Porto 15 – tra i primi cohousing in Italia ad iniziativa interamente pubblica – consiste nel recupero di 18 alloggi (circa 45 posti letto) all’interno di uno stabile di proprietà dell’ASP – Città di Bologna situato in pieno centro storico della città, a ridosso del distretto culturale denominato Manifattura delle Arti; esso ha l’obiettivo di sperimentare una nuova forma di abitare collaborativo rivolta a giovani al di sotto dei 35 anni (single, coppie con o senza figli, selezionati entro una fascia massima di ISEE). I servizi e gli spazi da condividere sono distribuiti ad ogni piano: spazi di soggiorno, pranzo con cucina, lavanderia, spazi per il tempo libero, etc. Il progetto è realizzato da una partnership tra enti pubblici e privati che su questo progetto hanno trovato una convergenza di interessi, dall’esigenza di sostenere l’autonomia abitativa dei giovani a quella di innovare i modelli di edilizia pubblica, fino a quello di riqualificare e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico, realizzando opere di rilevanza sociale.


Approfondimenti

https://www.porto15.it/

Progettisti: Diverserighe

Luogo: Bologna, Italia

Anno: 2015

DEUX MAINS PLUS HUMAIN – Parigi


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promotore privato

temporaneità ciclica

utenza selezionata

Descrizione

L’Intergenerationnel di rue de Chabrol a Parigi è un progetto di stampo mecenatistico intrapreso da Françoise Lorenzetti. L’associazione Deux Mains Plus Humain, di cui Lorenzetti è fondatrice e presidente, si impegna ad accogliere stabilmente dei soggetti in situazione di precarietà o solitudine. Nel progetto è dichiarata la volontà di preservare la privacy dell’individuo conciliandola con l’appartenenza ad una comunità. Le persone sono accolte senza tener conto dei criteri di età, determinando all’interno del complesso una mixité generazionale; la natura dell’abitare condiviso mira a permettere agli abitanti di sentirsi spalleggiati e rassicurati, sempre mantenendo la propria autonomia e intimità, arricchendo il proprio bagaglio personale attraverso lo scambio di competenze con gli altri. Per abitare nell’Intergenerationnel de Rue de Chabrol è necessario corrispondere un affitto di molto inferiore ai prezzi di mercato. Il taglio degli alloggi è vario: un soggiorno condiviso al piano terra è il punto di incontro tra stanze singole e appartamenti forniti di servizi e spazi accessori.


Approfondimenti

http://www.deuxmainsplushumain.fr/index.php

Progettisti: Architectes Appere

Luogo: Parigi, Francia

Anno: 2011

CONCESSIONE DEL DIRITTO DI SUPERFICIE


1. si stipula un contratto di concessione del diritto di superficie tra promotore privato e amministrazione pubblica
2. l’amministrazione può definire standard spaziali, energetici ed economici da rispettare nella realizzazione e gestione dell’intervento
3. il promotore ottiene il diritto di proprietà sul lotto in base a criteri economici più vantaggiosi di quelli del libero mercato, assicurando comunque un rientro economico per all’amministrazione
4. la realizzazione dell’intervento è a carico del promotore; la proprietà del lotto è quindi distinta da quella dell’immobile
5a. allo scadere del contratto la città può scegliere se rinnovare l’accordo


5b. o se rientrare in possesso del lotto e degli edifici ad un prezzo agevolato

La modalità più frequente con cui le amministrazioni pubbliche possono fornire suolo utile alla realizzazione di progetti di coabitazione ai promotori è caratterizzata da contratti che prevedono la scissione della proprietà del suolo da quella degli immobili.

Nella maggior parte dei casi, infatti, il soggetto pubblico rimane in possesso del diritto si proprietà sul terreno ceduto a privati, o gruppi di privati, – organizzati spesso in forma di cooperativa – che andranno a realizzare l’immobile a proprie spese. Gli accordi sanciti tra pubblico e privato regolano dunque il diritto di superficie sul bene, ossia la facoltà da parte del contraente di giovare del suo uso per un determinato periodo di tempo a fronte di una somma rateizzata e/o agevolata da corrispondere all’amministrazione.

Attraverso questa procedura entrambe le parti ottengono vantaggi sensibili: il gruppo di abitanti, o il promotore privato, vede risolto in maniera efficace ed economicamente sostenibile uno step complicato e oneroso dell’operazione, l’amministrazione della città a sua volta ottiene una rendita sicura dai propri terreni, con la prospettiva di entrare in possesso, alla scadenza del contratto, degli edifici realizzati mediante una compravendita a prezzi favorevoli.

La disciplina del diritto di superficie a tempo determinato prevede infatti la possibilità del superficiario – il soggetto proprietario del suolo o dell’edificio (in caso di strutture dismesse) – di entrare in possesso dei beni costruiti e/o gestiti dal beneficiario allo scadere del contratto, a meno che questo non venga rinnovato. La città può così assicurarsi, qualora ce ne fosse necessità in futuro, un parco immobiliare pubblico più ampio, del quale non ha dovuto sostenere le spese di costruzione ed attraverso il quale ha risposto efficacemente alle esigenze degli abitanti in un determinato periodo temporale, favorendo, come espresso ampiamente in precedenza, l’accesso ad un modello di casa che coniuga la funzione abitativa a quella della generazione autonoma di servizi.

Oltre a costituire una valida alternativa alla dismissione dei beni pubblici a favore della gestione incontrollata dei privati che porta inevitabilmente all’innescarsi di meccanismi speculativi, la stipulazione di contratti di concessione del diritto di superficie permette alla città di fissare i criteri di sviluppo della specifica parcella in oggetto di transazione.

Nell’accordo con il privato il pubblico può definire degli standard da considerare nella costruzione e gestione dell’edificio, potendo così normare il rispetto di canoni in materia di sostenibilità energetica ed ambientale e prezzi massimi di locazione o vendita delle unità immobiliari. Nel contratto può essere espressa la previsione di appartamenti sovvenzionati dal comune per l’alloggiamento delle fasce più fragili della popolazione, rispondendo così attivamente anche alle sollecitazioni dei numerosi aventi diritto.

DOHEEM MATENEEN – Lussemburgo


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promotore pubblico/privato

temporaneità ciclica

utenza selezionata

Descrizione

Doheem Mateneen è una residenza mista, intergenerazionale, che accoglie persone anziane e studenti, gestita da Caritas Luxembourg, che ha ottenuto il diritto di superficie attraverso un contratto agevolato stipulato con il comune di Lussemburgo. Il progetto comprende una decina di piccoli appartamenti di circa 45 metri quadri per anziani con basso reddito, 12 camere per studenti (circa 15 metri quadri), con cucina e soggiorno condiviso e una sala comune fruibile sia dagli anziani che dagli occupanti delle residenze studentesche; un appartamento per un concierge che si occupa dei piccoli lavori di manutenzione, degli spazi funzionali come laboratori, sale benessere, giardino. L’innovazione apportata dalla struttura consiste nell’organizzare la vita in comune delle persone anziane e degli studenti di una maniera tale che ciascuno ottenga dei vantaggi, in maniera tale che il vicinato sia vissuto positivamente. In controparte di un canone di affitto calmierato, gli studenti si impegnano ad offrire piccoli servizi alle persone che stanno progressivamente perdendo l’autonomia, ad esempio aiutandoli nella mobilità, supportandoli nel fare la spesa, affiancandoli con le proprie competenze digitali, amministrative, etc. La collaborazione con l’associazione LISEL permette di garantire una continuità nell’occupazione degli alloggi degli studenti, che cambiano ad ogni ciclo.


Approfondimenti

http://www.atarchitecture.lu/

Progettista: A+T architecture / Fondation Caritas Luxembourg

Luogo: Lussemburgo

Anno: 2016

Budget: 1590 €/mq

LA BORDA HOUSING COOPERATIVE – Barcellona


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promotore pubblico/privato

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

La Borda è il primo edificio di cohousing con la formula della cessione d’uso valida per 75 anni costruito a Barcellona, grazie al concorso Cohabitatge indetto dalla giunta della città catalana. Architettonicamente, La Borda è il più alto edificio costruito in legno di tutta la Spagna, motivo per il quale la cooperativa di architetti Lacol ha ricevuto anche il premio “Ciutat de Barcelona 2018” nella categoria architettura e urbanistica. Gli abitanti de La Borda non sono proprietari e nemmeno sono affittuari: la cessione d’uso è un modello in cui la proprietà della casa ricade sulla cooperativa e non sull’inquilino. La cooperativa cede poi il diritto di utilizzo del luogo alla persona che vivrà li, ma questa non può ne vendere, ne affittare. L’obiettivo è infatti quello di evitare la speculazione immobiliare. Le aree comuni dell’edificio non si limitano alla sala polivalente e alla lavanderia; vi sono anche una cucina condivisa e degli appartamenti da affittare sia ai parenti degli abitanti quando vengono in visita, sia agli interessati del modello, che vogliono sperimentarlo per poi replicarlo.


Approfondimenti

http://www.lacol.coop/projectes/laborda

Progettista: LaCol cooperativa

Luogo: Barcelona (Spagna)

Anno: 2017

LILAC – Leeds

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promotore privato

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

LILAC (Low Impact Living Affordable Community) è il primo cohousing ecologico ed economico nel Regno Unito. Sorto al posto di una vecchia scuola elementare. Il progetto si articola di 20 residenze e una grande casa comune che emergono intorno ad uno spazio verde coltivato e goduto dalla collettività. Il vivere comunitario ha in questo caso una forte impronta ecologica: i posti auto ridotti per scoraggiare l’uso dell’automobile, alcune tecniche agricole avanzate legate allo smaltimento dei rifiuti, l’uso della tecnologia costruttiva “ModCell” e l’uso del legno testimoniano infatti l’accento che la collettività ha posto sulla questione ambientale.


Approfondimenti

https://www.white-design.com/architecture/all-projects/lilac/

Progettista: White Design

Luogo: Leeds, Regno Unito

Anno: 2013

MAKING HOF – Strasburgo

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promotore pubblico/privato

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

Esito del concorso su lotti pubblici bandito nel 2009 dal comune di Strasburgo – e poi riproposto negli anni seguenti – l’edificio è situato in prossimità di un quartiere pavillonnaire, in una zona di espansione della città. Il progetto segue lo schema delle case a schiera, in cui ogni abitazione è organizzata su due o tre piani ed è dotata di un piccolo giardino privato orientato a sud. Grande importanza ed ampio spazio sono destinati agli spazi esterni condivisi, tra cui si annoverano una terrazza, un orto ed un boschetto. Il progetto persegue infatti l’obiettivo di vivere in maniera salutare all’interno della città, sviluppando dinamiche di solidarietà e mutualità e ponendo l’accento sulle tematiche ecologiche ed economiche.

Progettista : Les Architectes SA

Luogo: Strasburgo, Francia

Anno: 2016

GANGEVIERTEL -Amburgo

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promotore pubblico

temporaneità precaria

utenza generica

Descrizione

Resistevano all’interno del nuovo distretto terziario/commerciale 12 edifici risalenti al XVII secolo, ultima testimonianza del quartiere degli operai del porto di Amburgo, allora anima della città, poi devastato dai bombardamenti e sostituito progressivamente con le nuove edificazioni della downtown. Le case storiche, abitate fino agli inizi del 2000, erano poi state acquisite dal comune della città anseatica che le aveva lasciate senza destinazione né inquilini per anni. Nel 2009 gli immobili sono stati venduti a un investitore danese, intenzionato a demolirli per inserirsi nel tessuto commerciale della zona con il proprio quartier generale. Per evitare lo smantellamento dell’isolato e della memoria storica che questo documentava, un collettivo di artisti, architetti ed attivisti sociali hanno deciso di occupare il quartiere e di attirarne la cittadinanza durante un fine settimana di festival e dimostrazioni artistiche, in modo da richiamare l’attenzione pubblica sui fatti. La manifestazione voleva anche focalizzare l’attenzione sui temi dell’esclusione dalla città delle fasce economicamente più deboli della popolazione a causa del costante incremento dei costi di accesso all’abitare e degli investitori alla ricerca di un sempre maggiore margine di profitto. L’operazione ha avuto un successo straordinario e ha conquistato l’opinione pubblica, che ha manifestato alla municipalità la propria contrarietà riguardo la demolizione del Gangeviertel, lamentando soprattutto inaccessibilità del mercato immobiliare. Nel 2010 Amburgo ha così riacquistato le case – con un sovraprezzo di 3,9 mln di euro – ed insieme alle neonate cooperativa ed associazione Gangeviertel è stata studiata la ristrutturazione e riqualificazione del quartiere. Gli obiettivi da raggiungere sono stati improntati alla conservazione delle costruzioni storiche, contemporaneamente alla creazione di alloggi economicamente accessibili al loro interno, alla rivitalizzazione della vita dell’isolato mediante la destinazione – sempre a prezzi modici – di superfici ad attività artigianali e artistiche ed alla creazione di un centro culturale e sociale. Le strade del quartiere, inoltre, troppo strette per accogliere traffico veicolare, avrebbero costituito un museo a cielo aperto per i turisti ed i cittadini, aspetto che ha avuto probabilmente peso sulla scelta intrapresa dalla municipalità di Amburgo.

Progettista: Aarchitekturburo PLAN + R

Luogo: Amburgo, Germania

Anno: 2016

Budget: 20.000.000 €

ECOLOGIS – Strasburgo


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promotore privato

temporaneità permanente

utenza generica

Descrizione

Il progetto, che sorge non lontano dal centro di Strasburgo, intende riunire i tre punti cardine dello sviluppo durevole: il sociale, l’economico e l’ambientale. Realizzato in legno, integrando le innovazioni tecniche in materia di edifici classificati BBC (batiment basse consommation), l’edificio ospita 11 appartamenti di grande qualità ma accessibili a prezzi ragionevoli per via del carattere comunitario del processo di costruzione. I residenti hanno riconosciuto nello stile di vita energeticamente ed ambientalmente responsabile un minimo comune denominatore. Il progetto prevede delle sale condivise per usi variegati al piano terra, che permettono la mutualizzazione di spazi e di tempo per le quali il gruppo ha redatto collettivamente una carta di funzionamento. Ultimato nel 2007, l’edificio portatore di questo nuovo modello di abitare ha convinto ben presto l’amministrazione della città, che ha inaugurato una stagione di bandi su terreni pubblici per riprodurre e veicolare il progetto pioniere di Ecologis sul territorio di Strasburgo.


Approfondimenti

https://www.giesarchitekten.de/de/projekte/eco-logis

Progettista: Gies Architekten BDA, Tekton Architectes

Luogo: Strasburgo, Francia

Anno: 2007