RIUSO DI EDIFICI ABBANDONATI

1. aumentare la pressione fiscale sugli immobili abbandonati per incoraggiarne la ristrutturazione
2. concedere incentivi, monetari o fiscali ai promotori di progetti di abitare condiviso in edifici e luoghi abbandonati o dismessi


“È come se la storia fosse diventata sovversiva. Il passato ha in sé troppa esperienza e perciò è meglio dimenticarlo e ricominciare di nuovo. Ma, come scoprono tutti, non si può fare così con la storia. Rifiuta di scomparire. Se si cerca di cancellarla riemerge in forma orribile”. Si può applicare il senso di questa riflessione di Tariq Ali contenuta nel saggio “Un’altra storia” alla realtà attuale dei centri urbani e al corso della loro evoluzione. Non è raro trovare nel tessuto consolidato delle città contemporanee edifici in disuso, negletti e vandalizzati, buchi neri della città che acuiscono la percezione di insicurezza e di degrado.

In assenza dell’intervento pubblico, talvolta l’iniziativa volta a riqualificare e riattivare gli edifici abbandonati è venuta dal basso, sotto forma di illegale occupazione. Fermo restando che si tratta di una pratica fuori legge, è interessante soffermarsi sugli apporti positivi che ne derivano: dal punto di vista della gestione territoriale l’azione degli occupanti permette di preservare l’esistente e di conferirgli una nuova funzione, o di ripristinare quella originaria, innescando un parallelismo con la volontà dell’amministrazione di promuovere e praticare la rigenerazione urbana e limitare il consumo di suolo. Il conflitto che si instaura tra le amministrazioni delle città e i soggetti che si insediano illegittimamente, assume valenza legale ed economica: dal punto di vista monetario il problema si pone in quanto, spesso, chi occupa viene meno ai principi che regolano la città e le sue reti, ponendo su un piano alternativo, soprattutto per quanto riguarda utenze e tasse da corrispondere; dal punto di vista legale in quanto viene violato il principio della proprietà privata.

Anche se talvolta le rivendicazioni degli occupanti possono essere in linea con le politiche portate avanti a livello amministrativo, il soggetto pubblico non ha la facoltà di espropriare il bene conteso per renderlo accessibile alla popolazione, per poi concederne ad esempio la gestione secondo le modalità espresse in precedenza; tuttavia esistono strategie che le amministrazioni possono attuare per liberare dal possesso del privato alcuni edifici in disuso, per destinarli a rinnovata funzione. Tale pratica può rivelarsi vantaggiosa anche per il privato, nel caso di immobili la cui proprietà è divisa tra più persone – ad esempio più eredi – o di beni necessariamente da ristrutturare, operazione per la quale il singolo può probabilmente non disporre dei fondi necessari.